THE TRANSPORTER (2002)

Questa è la recensione di The transporter (2002), un film d’azione franco-americano del 2002 di Luc Besson e Robert Mark Kamen, con Jason Statham e l’affascinante Shu Qi. I risultati economici sono positivi: con un investimento di 21 milioni di dollari ne rende poco più del doppio; da vita a due sequel, di cui il primo abbastanza originale ed interessante, mentre il secondo troppo ripetitivo, tanto che vale la pena di vederlo solo per il ciccione interpretato da Timo Dierkes che per lo meno fa ridere; oltre ai seguiti da vita pure ad una serie tv in cui il trasportatore buono, bravo e figo è interpretato da Chris Vance: dopo due stagioni di 24 episodi identici tra loro, finalmente viene cancellata.

LA RECENSIONE

PERCHE’ DOVREI ODIARLO

In teoria dovrei odiarlo, per almeno due motivi:

  • è uno dei rappresentati della nuova generazione dell’action, ovvero la fine dell’americanata cazzuta anni 80 e 90 alla Die Hard, Arma letale o Rambo che adoro;
  • l’eroe alla Frank Martin è l’antitesi dell’eroe alla John Mclane (il mio genere): è preparato, mantiene il conrtrollo anche nelle situazioni più disperate, sa ciò che fa, è elegante, emotivamente stabile e non dice parolacce;

PERCHE’ INVECE NON LO ODIO

Il carisma di questo film francese, però, sta proprio nell’esagerazione di questi aspetti e nel renderlo perfetto all’inverosimile: l’inflessibilità militare verso le sue regole ci fa divertire fin dalla prima scena, ma ad un certo punto il teatrino di infallibilità robotica cade, Frank trasgredisce il suo codice comportamentale e, come previsto da lui stesso, ha un sacco di casini.

E’ un film tanta azione e poca trama, con un bel ritmo e senza quei noiosi buchi in cui non succede nulla e questo lo apprezzo molto: come in un film horror ciò che conta di più è la paura, in un film porno ciò che conta di più è il porno, in un film d’azione ciò che conta di più è l’azione. Nel caso in fattispecie:

abbiamo una prima metà ignorantissima, con dei francesi che si dimostrano più americani degli americani; un inseguimento epico in stile Taxxi, divertente e con tanta attenzione per le auto; qualche scena impossibile tipo la Bmw che passa sopra ad una ringhiera di cemento e atterra su una bisarca senza un graffio, che comunque in questo genere ci sta, o il fatto che con una 750i a benza fai così tanta fatica a seminare delle Peugeot 307. Comunque parlando di macchine con la m maiuscola la vera protagonista è la tamarrissima Renault 19 slavizzata.

Nella seconda metà c’è un calo su tutti i fronti: la storia del papà stronzo e dei clandestini non convince e mette in dubbio non tanto la trama, già inesistente, quanto il personaggio del protagonista: ma come, non ti fai problemi a far ammazzare uno davanti a te a sangue freddo perchè aumenta il peso sugli ammortizzatori Koni che hai installato e viola la regola uno, e poi ti preoccupi di clandestini che nemmeno conosci / sai che esistono?? e non ditemi che lo fa per l’asiatica perchè non regge neanche quello. Fin qui nulla di particolarmente preoccupante, ciò che importa, come dicevo, è l’azione, ed è proprio quella a vacillare nella seconda parte: vengono ripresi clichè tipicamente americani triti e ritriti per vent’anni che ormai hanno stufato e sembrano quasi messi lì tanto per finire il film (vedi il pezzo del camion).

CONCLUSIONI

Ma alla fine, vale la pena o no usare un’ora e mezza della propria vita per guardarsi The Transporter? Avete un’idea originale, un personaggio altrettanto originale, specie con la storia delle regole, e delle scene che resteranno nella storia del genere, non dovete sforzarvi a capire la trama ed è l’ideale per godersi una pizza e un po’ di leggerezza dopo una giornata di duro lavoro, quindi spegnete la mente e godetevelo

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