CARRIE – LO SGUARDO DI SATANA (1976)

Questa sono la storia e la recensione di Carrie – lo sguardo di Satana, un film horror del 1976 diretto da Brian De Palma, con Sissy Spacek, John Travolta e Piper Laurie.

LA STORIA DI COME SISSY SPACEK, GRAZIE ALLA SUA DETERMINAZIONE, DIVENTA CARRIE

Siamo a metà anni 70 e per Sissy Spacek, che si è già fatta notare in Arma da taglio (1972) e Rabbia Giovane (1973), è ora di dare una bella svolta alla carriera e vincere l’oscar. Il suo neomarito Jack Fisk – con il quale, incredibile ma vero, è ancora sposata – la convince a fare un audizione per Carrie, un nuovo film di Brian de Palma. Carrie è la trasposizione su schermo del libro di un giovanissimo e ancora sconosciuto scrittore di nome Stephen King, che si guadagna i primi 2500 dollari della carriera. Ma questa è un’altra storia… Il marito della Spacek fa lo scenografo e conosce De Palma e ora, dopo la moglie, deve convincere anche lui: per fortuna ci riesce. Sissy fa il provino per tutte le parti e, parole di Brian, le fa tutte bene, ma lui vorrebbe come protagonista Betsy Slade. Sissy, però, è nata il 25 dicembre, quindi – oltre che essere sfigata perchè Natale e compleanno riceve solo un regalo, è del capricorno, il che vuol dire che è molto testarda e determinata ad ottenere ciò che vuole. E ciò che vuole è fare Carrie. Rinuncia ad uno spot televisivo che avrebbe dovuto fare, quindi a soldi sicuri, rinuncia a lavarsi denti e viso, si strofina la vaselina sui capelli e così conciata si presenta da Brian. Come fai a non darle la parte?

Tutta questa determinazione da i suoi frutti: nel 1977 vince l’Oscar come miglior attrice protagonista.

LA RECENSIONE

La prima considerazione da fare è sui pantaloncini da ginnastica femminili anni 70: sono IDENTICI a quelli che usano oggi. E poi dicono che la moda cambia. Fra un po’ alle ragazze converrà riciclare i vestiti che usava la nonna da giovane.

SISSY SPACEK: NATA PER QUEL RUOLO

La seconda considerazione da fare è sul fatto che Sissy Spacek è nata per questo ruolo: al di la dell’interpretazione, ha i lineamenti giusti per essere essere uno scorfano con la faccia e il corpo coperti da capelli e vestiti orribili, sotto ai quali si nascondono il viso angelico e il fisico snello e sensuale di una ragazza attraente almeno quanto Sue (e il Tommy se ne è accorto).

Ad esempio Kimberly Peirce, che fa Carrie nel remake del 2013, non ha i lineamenti giusti: anche quando è vestita da scorfano, si capisce subito che li sotto c’è una gran bella gnocca.

IL PERSONAGGIO DI CARRIE

Brian De Palma, come tutti i più grandi registi, sa che quando lavori con un budget limitato (1,8 milioni di dollari) non puoi avere tutto, ma devi concentrarti su UN SOLO aspetto e trarne il 101%. In questo film tale aspetto è l’intimità emotiva di Carrie.

Nei primi dieci minuti conosciamo la storia della sua vita: prese in giro e crudeltà a scuola, zimbello del paese, mamma pazza fanatica e pomeriggi nello sgabuzzino. L’epilogo è che ora ha 16 anni ed è sola e con il mondo contro. Un giorno ha l’occasione di essere una delle altre, una normale, una se non felice, almeno un po’ contenta: nonostante l’iniziale riluttanza, capisce che un’occasione del genere non può farsela scappare. In fin dei conti lei non prova odio, anche se ne avrebbe tutto il diritto, vuole solo dimenticare tutta la sua vita e ricominciare da capo.

Il ballo scolastico è il momento più importante di ogni adolescente americano: Visto che ormai il meglio degli anni della scuola e dell’adolescenza è perso per sempre, perchè non tentare di salvare almeno il ballo?

accetta l’invito di Tommy e inizia la trasformazione: togliendo i capelli dalla faccia e chiudendo i vestiti orribili nell’armadio, spuntano fuori un viso d’angelo e un corpo snello e sexy da sedicenne.

Tommy la viene a prendere in macchina. La porta a scuola. E’ tutto bellissimo: per la prima volta sorride, parla con le altre, si sente una di loro e capisce di essere stupenda, tanto da pensare addirittura a come sarebbe essere eletta reginetta. Dopo aver conosciuto la contentezza, quando sale sul palco con quel bellissimo ragazzo che l’ha scelta, e viene incoronata, conosce per la prima volta la felicità. De Palma è bravissimo a coinvolgere lo spettatore in queste emozioni: a me sembra di tornare agli anni delle superiori. Al culmine della felicità, della fiducia e della convinzione che la vecchia vita è sparita per sempre, il fantasma di quella vita le viene scaraventato addosso sotto forma di viscere di maiale. All’improvviso crolla tutto: capisce che ciò che ha provato quella sera e i giorni precedenti è un’illusione e che anche quel poco che credeva di avere, come il sostegno della sua insegnante, è finto. Per lei non è mai esistita nessuna occasione di essere felice: lei non sarà mai felice. Sua madre aveva ragione. Ora tutto è tornato come prima, anzi peggio di prima, perchè ogni speranza di ricominciare da capo è persa per sempre. Ora tutto il rancore che ha provato in tutti i momenti della sua vita esce tutto in un colpo solo e Carrie si trasforma in una fredda e potente macchina da distruzione, lasciando nei sopravvissuti un trauma che non dimenticheranno mai.

Purtroppo budget limitato significa anche poca distruzione: nel libro Carrie è un’apocalisse che distrugge quasi tutta la città, qui no, e con un’attrice come Sissy, bravissima a fare l’incazzata, è un vero peccato.

LA TELECINESI

Nel libro la telecinesi è un tema fondamentale. Qui, invece, è appena accennata. Nel mondo del cinema, della telecinesi non gliene frega nulla a nessuno, al pubblico interessano le emozioni, quindi quel genio di Brian De palma utilizza i poteri paranormali al servizio dell’intimità emotiva di Carrie. Carrie non è uno scherzo della natura o una specie di supereroe, ma una ragazza con emozioni così intense da muovere gli oggetti.

L’EPICITA’ DELLE ULTIME SCENE

Quando la protagonista torna a casa c’è un attimo di pausa, ma poi abbiamo un crescendo EPICO:

la madre uccisa che assume la stessa posa del San Sebastiano con gli occhi fosforescenti, emettendo dei versi più da orgasmo che da sofferenza, la casa che si distrugge e va a fuoco (scena spettacolare) e il jump scare finale, da brivido.

L’EPICITA’ DEL FINALE JUMP SCARE: ANCH’ ESSO MERITO DELLA DETERMINAZIONE DI SISSY SPACEK

Parte del merito di un finale così ben riuscito è della determinazione di Sissy Spacek: per mostrare il trauma con cui dovrà convivere Sue, a metà film viene inserita (con poca fiducia) la scena della mano di Carrie che la afferra spuntando fuori dalla roccia in cui è sepolta. Per girare una scena del genere bisogna seppellire una persona nelle pomici, che sono molto pesanti, quindi Brian vuole assumere una controfigura, tanto va bene quasi chiunque, visto che si vede solo un braccio. Ma la Spacek non ci sta: DEVE FARLO LEI. Viene seppellita dal marito e ci rimane finchè non sono tutti pronti per la scena: quando Brian le urla “afferra”, lei tira fuori la mano insanguinata e stringe con tutta la forza il braccio di Amy Irving. Per poco non glielo rompe. La pomice gli fa un bel graffio su tutto il braccio, ma la scena che esce è davvero spettacolare.

CONCLUSIONI

E’ un film fantastico sotto tutti i punti di vista, l’unica pecca è che nel finale avrei voluto PIU’ MORTE e PIU’ DISTRUZIONE.

4 pensieri riguardo “CARRIE – LO SGUARDO DI SATANA (1976)”

  1. Lo dico sempre che quelli di dicembre sono i più tenaci 😉 Enorme questo film, si dimentica sempre che uno dei primi a pescare da King trasformandolo in oro, o anche più “semplicemente” in cinema è stato De Palma, il vecchio Brian non sarà mai celebrato abbastanza purtroppo. Cheers!

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