DUEL (1971) – IL PRIMO FILM DI STEVEN SPIELBERG

immagine che rappresenta il film duel di Steven Spielberg

Questa è la recensione di Duel (1971) ,un road movie della sottocategoria film di camion che rivedo sempre con piacere.

Uscito nel 1971, è considerato il primo film dell’allora venticinquenne Steven Spielberg.

LA TRAMA

L’ambiente è caratterizzato dalle strade deserte della California, dove il commesso viaggiatore David Mann (Dennis Weaver), d’indole tranquilla e sottomessa – come si evince dalla telefonata  in cui la moglie lo rimprovera di non aver fatto nulla quando, la sera prima, un ospite l’aveva palpeggiata in sua presenza – a bordo della propria Plymouth Valiant decide di superare una grossa e vecchia autocisterna Peterbuilt, che procede a bassa velocità.

Poco dopo il camion sorpassa l’auto strombazzando e stringendo la traiettoria, facendo quasi finire il povero automobilista fuori strada; qualche altro chilometro e il camionista va di nuovo a passo d’uomo, non lasciando spazio per farsi superare; dopo aver rischiato un frontale la Valiant riesce a passare in testa e da qui inizia un lungo inseguimento con tanto di tamponamenti e tentati speronamenti. Il protagonista presto si rende conto di essere in balia di un pazzo che non può seminare: questi, nonostante il mezzo, riesce a percorrere le curve a velocità incredibili e nei rettilinei sfiora le 95 miglia orarie (circa 150 km/h). Verso la fine, grazie ad una salita in cui il peso è decisivo, David riesce a guadagnare un vantaggio, finchè il manicotto dell’auto non si rompe, facendola rallentare fino a riuscire a muoversi solo per inerzia. Per fortuna arriva la discesa e mettendo il cambio in folle Mr Mann riesce a guadagnare qualche altro prezioso minuto di vita; arriva una curva a gomito, l’auto si schianta e, con la tipica fortuna da film, riparte poco prima di essere investita dal Peterbuilt. Alla fine il commesso, grazie ad uno stratagemma, riesce a far precipitare il camion in un burrone e a salvarsi la vita.

LA RECENSIONE E IL SIGNIFICATO

Il primo lavoro di Spielberg presenta qualche piccola caduta di stile: i monologhi interiori del protagonista sono un po’ confusi e non portano a nulla, inoltre le capacità di guida di David sono curiose: è in grado di frenare bruscamente a 150 all’ora, entrare in un cortile non asfaltato ad altissima velocità, sterzare a destra e sinistra evitando tutte le auto parcheggiate e colpire solamente il recinto, ma non è in grado di guidare a poco più di 100 all’ora su una strada larga e asfaltata senza colpire cespugli e paletti come se prendesse punti bonus.

Ciò che rende Duel un film da vedere e su cui scrivere, è il camion: a renderlo davvero spaventevole non è tanto il muso alto e imponente, o la pazzia di chi lo conduce, o l’aspetto trasandato e cattivo, ma è il fatto che a qualsiasi velocità si vada sia impossibile seminarlo.

Dietro a ciò c’è un significato più profondo, ed io lo interpreto in questo modo: David Mann è un uomo pacifico, che preferisce non affrontare i problemi, tanto che se qualcuno si azzarda a toccare la sua donna, pazienza. Il camion, con il suo aspetto così spaventoso, rappresenta tutte le questioni, le paure e le angosce non affrontate; la macchina è una sorta di zona di comfort, da cui non esce nemmeno quando, con il motore che non ne vuole sapere di avviarsi, sta per essere investita e schiacciata contro una roccia (senza la botta di culo da film sarebbe stata morte certa);  il protagonista cerca di scappare fino alla fine, come ha sempre fatto, ma arriva il momento in cui non può più, in quanto l’auto non glielo permette. Ora,  affrontare la situazione e abbandonare la zona di comfort è l’unica scelta: lo fa, vince, e ne esce soddisfatto, come dimostrano le esultazioni e le risate di un epilogo trionfale.

 

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