LA RECENSIONE DEL FILM LA MACCHINA NERA – 1977

immagine che rappresenta il film la macchina nera del 1977

Questa è la recensione de La macchina nera (The car), un film horror del 1977 diretto da Elliot Silverstein. E’ la storia di una grossa auto nera con i vetri oscurati, gli sportelli senza maniglie, di modello irriconoscibile – in realtà si tratta di una Lincoln Contintental customizzata – che terrorizza la città.

LA MACCHINA ASSASSINA FA ANCORA PAURA?

Essendo appassionato sia di auto che di horror, i film del genere veicoli indemoniati li adoro tutti, ma di questo in particolare mi ha colpito il fatto che è riuscito a scatenare in me una paura irrazionale, tipica dei bambini che vanno nel lettone dei genitori per scappare dall’uomo nero. Me ne sono reso conto poche ore dopo averlo visto, quando sono sceso nel buio garage di casa (chissà perchè le lampadine si bruciano sempre di domenica) in cerca di una bottiglia d’acqua fresca: ad un certo punto ho sentito un forte bisogno di scappare e salire in salotto, dove sarei stato al sicuro. Credo siano pochissime le volte in cui ho fatto le scale così velocemente.

Ma come fa un film anni 70, con la sua trama semplice, senza grossi effetti speciali e dalla qualità discutibile a fare questo effetto su uomo adulto??

la base di tutto è un male assurdo, tale da lasciar spiazzati sia i personaggi della pellicola, che lo stesso spettatore. Un male che vuole distruggere la società americana e i suoi valori, colpendoli uno alla volta: lo sport, la musica, l’ordine, l’istruzione e il loro stesso futuro, incarnato dalla scolaresca presa di mira durante la parata; l’ironia di tutto ciò sta nel fatto che il mezzo di cui si serve è proprio l’automobile, ovvero uno degli emblemi di tali valori, uno dei cardini dell’economia americana degli anni 70, qualcosa di cui ogni americano – che all’epoca non compra modelli giappo-cino-coreani come oggi – va fiero e che rappresenta il successo e lo stato sociale raggiunto. E’ quindi presente anche qui, come tipico degli anni del Vietnam (si lo so che nel 1977 la guerra è già finita, ma certe cicatrici non si rimarginano subito), la critica ai principi della società borghese, basata sul perbenismo e l’apparenza, ma intrisa di malvagità e follia, tenute ben nascoste dietro le facciate; è per questo che l’unico che può aiutare lo sceriffo Wade (James Brolin) a risolvere la situazione è un personaggio così negativo, che si ubriaca e picchia la moglie; ed è per questo che lo spettatore deve sapere che non c’è alcun lieto fine e che il potente e rumoroso motore della macchina assassina continuerà a rombare per le strade degli Stati Uniti.

La scena più spaventevole è la morte di Lauren: se osate sfidare o ridicolizzare quell’incubo d’acciaio per voi non esisterà più un posto sicuro, nemmeno nel lettone dei genitori non potreste salvarvi. Un particolare che invece mi ha lasciato perplesso è il fatto che la vecchia indiana di sera sia riuscita a vedere attraverso i vetri scuri dell’auto in corsa che non c’è alcun guidatore, mentre Wade di giorno da una distanza minore e con il veicolo fermo non vede nulla.

CONCLUSIONI

Se, per riassumere, volessimo sintetizzare il messaggio di questo vecchio (ma bellissimo) b-movie in una frase essa sarebbe: il male esiste, è dappertutto, potete provare a nasconderlo, ma prima o poi verrà a galla e mai ve ne libererete.

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