L’ULTIMA CASA A SINISTRA (1972)

Questa è la recensione de L’ultima casa a sinistra (1972) (Last house on the left), il primo film horror splatter, con un pizzico di rape and revenge, del compianto Wes Craven.

LA TRAMA

Mary, una dolce e innocente fanciulla 17enne di buona famiglia cristiana, appassionata di droga e film violenti, decide di andare al cinema con Phyllis, un’amica più grande un po’ meno innocente. Prima del cinex chiedono ad un tipox informazioni per l’acquisto della robax; il baldo giovane le porta in un appartamento, dove le due amiche si rendono conto che mo son cazzi amari:
incontrano due evasi e la loro compagna che le rapiscono. Il giorno dopo partono per il Canada con le due nel baule, ma lungo il tragitto l’auto li abbandona, quindi decidono di proseguire a piedi nella foresta: qui, dopo aver subito violenze di tutti i tipi, Mary e Phyllis vengono uccise.
A questo punto i tre ragazzi e la tipa hanno bisogno di un posto per dormire: per (s)fortuna trovano ospitalità nella villetta di coloro che non sanno essere i genitori di Mary. Questi inizialmente sono molto gentili, ma dopo aver trovato il cadavere della figlia e scoperto la verità, diventano un po’ meno gentili: la madre ne seduce uno per poi strappagli i genitali a morsi, dopo di che picchia e accoltella la ragazza. Il padre provvede a elettrificare le maniglie delle porte, poi, dopo averle prese dal capobanda , che ormai si è reso conto della situazione, scende in cantina, impugna la motosega e lo taglia a metà, facendo ammutolire Tobe Hooper. Proprio in questo momento, quando ormai sono tutti morti, arriva la polizia della contea. A titolo informativo il terzo ragazzo, quel baldo giovane che ha tratto Mary e Phyllis in trappola, si è suicidato prima, per ordine del capo.

LA RECENSIONE

DUE NUCLEI A CONFRONTO

La base da cui parte è il dualismo tra la famiglia medio-alto borghese e i peggiori delinquenti.
I valori dei primi sono il prestigio, infatti il signor Collingwood (il padre di Mary) è un dottore; il bene del prossimo e la buona apparenza, come si evince dai commenti della signora Collingwood in merito ai gusti cinematografici e all’abbigliamento succinto della figlia.
Il valore dei secondi è invece il piacere: sia quello che può dare la droga, sia quello più perverso che può dare ciò che fanno a Mary e Phyllis.

LA TRASFORMAZIONE DEI COLLINGWOOD

Questo dualismo esiste finchè i due nuclei si incontrano e le carte si scoprono: ora i valori vanno a farsi fottere e tutto ciò che rimane è da un lato la vendetta e dall’altro la sopravvivenza. Il momento clou di questa situazione, si ha quando quella che all’inizio “per me è una follia tutto questo sangue e violenza”, (mamma Collingwood) ci intrattiene compiendo l’azione più violenta e perversa del film. D’altra parte papà Collingwood non è da meno: passa dal commentare “e non ti ha fatto pena quel povero pollo???”, riferendosi ad un pollo vivisezionato in un film, al far impallidire faccia di cuoio.
Quindi anche questo, come tipico degli anni settanta, vuole mettere in discussione i valori della società borghese e, soprattutto, far si che lo spettatore torni a casa sconvolto; anche il far apparire la polizia, che rappresenta ordine e sicurezza, in modo così ridicolo e inutile, contribuisce a raggiungere tale obiettivo, così come il presentare la pellicola come una sorta di documentario atto ad educare fanciulli e fanciulle (nel dvd italiano): è una cazzata, ma immaginate quanto amplifica l’effetto il pensare che sia tutto vero.

WES CRAVEN: UN GENIO

Il povero Wes non sarà un mago nelle riprese, ma i nostri meccanismi psicologici li conosce bene, come dimostra passando continuamente delle scene violente alle scene dei Collingwood che preparano la festa per la figlia. In questo modo da un lato aumenta la tensione e ci tiene incollati allo schermo, dall’altro tale continua alternanza ci fa vedere l’armonia e la dolcezza dei Collingwood ancora più armonica e dolce e la situazione da cazzi amari delle ragazze ancora più da cazzi amari.
Poi c’è la musichetta allegra che accompagna alcune scene, come il viaggio in auto. Usare una canzoncina da picnic in un film del genere ha un certo qualcosa di sadico: Wes non ci fa solo del male, ma si diverte pure.

CONCLUSIONI

è un grandissimo film e non posso permettermi di liquidarlo con queste quattro righe, quindi vi avviso subito: nelle prossime settimane ne parlerò ancora e farò dei bei confronti con altri film anni 70. Super consigliato a tutti, se siete tirchi, lo trovate completo e in italiano pure su youtube: scrivete “l’ultima casa a sinistra 1972” ed è tra i primi risultati.

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