Non violentate Jennifer 1978 (I spit on your grave)

la recensione del film non violentate jennifer del 1978

Questa è la recensione del film non violentate Jennifer (1978), un explotation – nel caso in fattispecie del tipo rape and revenge, che significa letteralmente stupro e vendetta , che sfiora anche l’horror genere film splatter – diretto da Meir Zarchi, con la sua futura moglie (e poi ex moglie) Camille Keaton.

LA SCELTA DEL TITOLO

Per primo voglio considerare il fatto che il doppiaggio italiano di una volta non solo non peggiora i film come oggi, ma addirittura li migliora: in lingua originale la voce di Johnny non è così profonda e sensuale, come non lo è nemmeno la voce di Rambo. Quando vidi Die Hard, uno dei miei film preferiti, in lingua originale per la prima volta rimasi deluso, in quanto il Bruce Willis originale trasuda molta meno cazzutaggine del Bruce Willis doppiato. Tutto questo discorso di cui molto probabilmente avreste fatto volentieri a meno per parlare del titolo: “Non violentate Jennifer” è a mio avviso molto più efficace di “I spit on your grave” perchè, prima di tutto con tre parole ci fa capire senza possibilità di fraintendimenti che qualcuna di nome Jennifer verrà violentata, poi perchè ci porta a chiederci il motivo di quella negazione perentoria, che suona un po’ come dire “vietato violentare Jennifer”. Il motivo è che chi violenta Jennifer finisce impiccato (quello sfigato con gli occhiali), evirato e lasciato dissanguare(quello più simpatico), ucciso con l’accetta e ucciso con il motore della barca (gli altri due). Onore al merito va detto che a Zarchi non piace per niente “I spit on your grave” (tradotto “io sputo sulla tua tomba”), ed ha ragione visto che non si parla nè di sputi nè di tombe, infatti lui inizialmente sceglie “Day of the woman”, a mio avviso molto più azzeccato.

LA TRAMA

è semplice come piace a me, non c’è nulla da capire, c’è solo da godersi il modo in cui il regista ce la racconta. E’ talmente schietta che ormai l’ho già detta: quattro tizi di nome Matthew (quello sfigato con gli occhiali), Johnny (quello più simpatico), Stanley e Andy (gli altri due) violentano Jennifer. Lei si vendica e quindi uno finisce impiccato, uno evirato e lasciato dissanguare, uno ucciso con l’accetta e l’altro con il motore della barca.

LA RECENSIONE

IL BELLO: CIO’ CHE MI PIACE

in un ora e 35 minuti di film ci sono tanta violenza e tanta cattiveria, anzi,ci sono solo violenza e cattiveria, sbattute in faccia allo spettatore americano fino ad imbarazzarlo. Anche qui, quindi, non manca la solita critica politico sociale, emblema di un certo tipo di film anni settanta, che colpisce l’ipocrisia e il falso perbenismo della middle class americana, il cui messaggio è: tutti bravi ad essere persone per bene quando si vive nel benessere, specie se parte di tale benessere è fondato sulle atrocità della guerra in Vietnam.

Non a caso negli action anni 80/90 il cattivo è il classico pazzo senza Dio che da piccolo decapitava le bambole: il male e chi lo rappresenta sono considerati l’eccezione.

Qui negli anni 70, invece, i cattivi sono delle brave persone, ovvero un adorabile sfigatello ancora vergine, un marito premuroso con due bellissimi bimbi che adora e altri due: qui il male e chi lo rappresenta non sono l’eccezione, ma la regola. In poche parole, nascosto dalle villette con giardino e dalle famigliole felici, c’è il male, di cui l’America è pervasa.

La parte che più si fa notare è la scena dello stupro: agli occhi di una donna che va a vederlo negli anni 70 è davvero forte, splattera tanto, bene e molto a lungo: il regista non vuole lasciarci in pace, ogni volta che pare sia tutto finito i quattro ricompaiono e rincarano la dose; lo spettatore vorrebbe andare dal regista e, come fa Jennifer, dirgli: “ti prego bastaaaaa!!!”

IL BRUTTO

LA PROTAGONISTA

Una cosa che ho trovato un po’ stonata è Camille Keaton:

idealmente il suo personaggio dovrebbe darmi l’idea di essere già di suo stronza e cattiva, oltre all’avere un’esperienza tale per cui sa esattamente come sedurre e manipolare un uomo e, se fatta incazzare, ucciderlo. Quei quattro sono riusciti a stuprarla solo grazie alla forza del gruppo e dell’effetto sorpresa, ma, se presi uno per volta non hanno speranza, specie ora che la sete di vendetta l’ha trasformata in una fredda macchina da distruzione.

Nella realtà la keaton, seppur le azioni che compie il suo personaggio dimostrino tutto ciò che ho appena scritto, non mi convince: a comunicarmi queste emozioni ci prova, ma il risultato non è abbastanza efficace e quindi non riesco a vedere Jennifer sotto la luce con cui le sue azioni dovrebbero farmela vedere.

Forse c’entra anche l’aspetto fisico, che personalmente non trovo particolarmente attraente, ma di certo non è solo per questo.

LA FASE REVENGE

Keaton a parte c’è il discorso rape and revenge:

la parentesi dopo la fase rape – in cui la ragazza si ripulisce, si rimette pian piano in forza, chiede perdono al signore per ciò che farà mentre i ragazzi vanno a mangiarsi un gelatino, urlano ciò che hanno combinato in un bar affollato senza che nessuno dica nulla e scoprono Jennifer ancora viva – è ben fatta, in quanto svolge egregiamente il suo mestiere, ovvero farci tirare un pochino la gola.

Poi, quando finalmente arriva la fase revenge, rimango un po’ con l’amaro in bocca poichè si, è bella, ma una vendetta come Dio comanda deve almeno raddoppiare la sofferenza e lo splatteramento: anche qui con i fatti lo fa, tanto che tutti muoiono e nel caso di Johnny in un modo davvero brutale, ma la loro sofferenza non viene espressa e splatterata con il doppio della passione dello stupro di Jennifer, e nemmeno in egual misura. Sembra quasi che Zarchi, dopo lo sforzo, avesse fretta di finire il film.

CONCLUSIONE

molto meglio rispetto all’immaginario collettivo, ma se la vendetta fosse stata lunga e pesante come lo stupro, avremmo avuto qualcosa di veramente potente e destabilizzante.

PS: mi raccomando: non violentate Jennifer!!!

PPS: mi rendo conto che l’argomento trattato è delicato, perciò ci tengo a precisare che tutto quanto ho scritto riguarda il film e non l’argomento delicato.

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