1997 FUGA DA NEW YORK

Queste sono la storia e la recensione di 1997 fuga da New York (1997 escape from New York) è un film d’azione del 1981 diretto da John Carpenter, con Kurt Russel, Ernest Borgnine, Donald Pleasence, Adrienne Barbeau e Harry Dean Stanton.

LA STORIA

JOHN CARPENTER

Siamo nel 1979 e il giovane John Carpenter sta girando un film per la tv: Elvis il re del rock. Ad un certo punto arrivano due produttori della Avco Embassy Pictures e, visto il successo di Halloween, gli propongono un contratto per due film. John accetta. Il primo film è Fog, del 1980, mentre il secondo avrebbe dovuto essere Philadelphia Experiment, ma non è così. Philadelphia Experiment ha dei problemi di sceneggiatura, quindi per il momento viene lasciato perdere. Negli anni 70, ai tempi del Watergate, il regista scrive una sceneggiatura in cui dimostra tutto il suo cinismo nei confronti degli Stati Uniti e delle loro istituzioni. Lui crede nel suo lavoro, quindi prova a venderlo, ma nessuno lo vuole: è troppo cinico, troppo violento, troppo strano….

Dopo che la sceneggiatura è rimasta ferma per anni a prendere la polvere, finalmente si presenta l’occasione di trasformarla in un film: il risultato è che con un budget di 6 milioni di dollari, ne vengono incassati 50 milioni. Un enorme successo diventato oggi cult movie.

 

KURT RUSSEL

Fino ad ora Kurt Russel ha sempre recitato in commedie della Disney, ma adesso vuole trasformare quell’immagine leggera che si è costruito nell’immagine di un duro.

Ricordate Elvis il re del rock, il film che sta girando il maestro quando incontra i produttori della Avco? Combinazione vuole che il protagonista sia il giovane Kurt, che quindi diventa amico del giovane John. Purtroppo la Avco vuole che Jena sia interpretato da qualche attore di successo, come Charles Bronson o Tommy Lee Jones, ma il regista non ci sta: Bronson ha 60 anni, è esperto. Di sicuro non accetta nè consigli nè tanto meno ordini da un 32enne semi sconosciuto. John propone il suo amichetto Kurt, che nessuno ha idea di chi sia, ma con un bel po’ di allenamento e la parlata alla Clint Eastwood, Kurt diventa Jena Plissken, da una bella svolta alla carriera e finalmente diventa il duro del cinema che tutti conosciamo.

PRIMA
DOPO

 

LA SCELTA DELLA LOCATION

Per John è importante che l’ambientazione sia a New York, ma la ricca New York degli anni 80 è troppo splendente per poter essere una prigione in un futuro distopico post apocalittico.

 

Il regista e Joe Alves, lo scenografo, ne discutono un po’. Alla fine decidono di mandare Barry Bernardi a farsi un bel viaggio (ovviamente pagato) alla ricerca della città peggiore d’America. La vincitrice è East St. Louis, in Illinois, da non confondere con St.Louis nel Missouri, che si trova dall’altra parte del Mississipi. Geografia a parte East St. Louis è la città perfetta: è pieno di edifici vecchi, inoltre nel 1976 è andata a fuoco. Interi quartieri sono bruciati e ci sono posti totalmente deserti in cui John e Alves possono fare (quasi) quello che vogliono.

Ma quanto sarebbe bella una scena sul ponte nella 69esima? Non c’è problema: la produzione acquista l’Old Chain of Rocks Bridge per un dollaro dal governo, tanto nelle scene notturne un ponte vale l’altro… finite le riprese il ponte viene rivenduto al governo per la stessa cifra.

LA RECENSIONE

Ma com’è 1997 fuga da New York?

John Carpenter ha ottenuto successo e big money grazie a due film horror: Halloween e Fog. Entrambi sono low budget ed entrambi hanno la stessa struttura: l’inizio è bello carico, per farti capire di cosa si parla. Poi c’è un’ora di preparazione in cui non succede nulla di particolare, facendoti quasi venir voglia di cambiar canale. Ma vale la pena resistere: tutta la tensione che hai accumulato in quell’ora viene sfogata in un finale EPICO, che ti terrà incollato allo schermo fino ai titoli di coda. Non sto scherzando: sia in Halloween che in Fog quando partono i titoli di coda il cuore ti batte ancora al cardiopalmo.

Dopo aver creato una struttura vincente nell’horror, John si mette a fare un action cazzuto e ignorante. Il problema è che qui lo scopo non è far venire gli incubi, ma è intrattenere, e per tutta la durata del film.

I problemi non finiscono qui: come hanno dimostrato Romero, Wes Craven e lo stesso Carpenter, si può fare scene paurose o addirittura sconvolgenti con pochissimo. Per fare delle belle scene d’azione, invece, visto che siamo nei meravigliosi anni in cui la CGI non è ancora stata inventata, ci vogliono i soldi: il giovane regista ne ha tanti rispetto a quanto è abituato, ma pochi per gli standard di un film d’azione. Per fortuna sa dove vale la pena spenderli: niente inseguimenti tra autobus, niente veicoli che esplodono e niente pick up che demoliscono case.

Immagini di qualità, schermi digitali ad alta tecnologia e quartieri deserti, tutto condito dal suo tipico stile minimalista. Il risultato è un’atmosfera unica, evocativa e futuristica, che unita alla giusta dose di azione, in quanto a RITMO ed EPICITA’ non ha NULLA da invidiare agli action più costosi di Sly e Schwarzy.

E’ una pellicola che puoi vedere e rivedere decinaia di volte senza stancarti mai. E il merito è dello stile registico vecchia scuola, quindi poche inquadrature, di cui molte in soggettiva, mai invadenti. La colonna sonora è semplice e minimale, come piace a John, ma capace di trasudare al tempo stesso la tensione di un horror e la cazzutaggine di un action anni 80.

E ‘meraviglioso come il digitale primi anni 80, con quello stile minimal, riesca a dare ancora oggi la stessa sensazione futurista di allora.

 

In poche parole il regista prende tutto ciò che lo ha portato al successo con il genere horror e lo inserisce nella struttura di un film d’azione, creando qualcosa di unico, ora come allora.

IL SOTTO TESTO POLITICO

1997 fuga da New York viene scritto a metà anni 70, quando tra Watergate e Vietnam La fiducia negli Stati Uniti e nel futuro è sotto terra.

Ciò che adoro di questo film è che, come in Rambo, la gogliardaggine e l’EPICITA’ tipiche degli anni 80, vanno di pari passo con la critica politico sociale tipica degli anni 70. Se negli anni 70 la critica politico sociale si esprime con lo splatter, qui invece si esprime con le BATTUTE EPICHE dell’action hero:

L’unico interesse del potere istituzionale è la propria autoconservazione. Le masse diventano lo strumento per tale autoconservazione. La vita umana vale meno di niente, anche se sei il presidente. Se non sei il potere sei la massa (si sto ancora parlando del film, non dell’Italia di oggi). In questo contesto viene quasi da sperare che il duca e i suoi uomini riescano ad attraversare il ponte sulla 69esima con la testa del presidente sul cofano e mettere fine a tutto ciò. Ma il duca è solo un’altra faccia della stessa medaglia: anche a lui importa solo di conservare se stesso e il suo potere e anche per lui le vite umane valgono meno di niente. Alla luce di ciò, se uno non vuole essere nè il potere, nè la massa serva inconsapevole della sua autoconservazione, ma vuole dare valore alla propria vita, cosa deve fare?

La risposta è Jena Plissken, un eroe solitario dato per morto che vive nella disillusione totale, con delle capacità straordinarie, di cui il potere ha bisogno, ma che lui serve secondo le sue regole e le sue aspirazioni. Contro l’estabilishment, contro la rivoluzione e pure contro l’anarchia. La visione romantica di un eroe disilluso, ma capace di cambiare da solo le sorti del mondo.

2 pensieri riguardo “1997 FUGA DA NEW YORK”

  1. Se non è il più grande film della storia, ci avvicina moltissimo. Kurt passa da giovane attore della Disney a anti-eroe per eccellenza. Tu non hai idea di quante volte io abbia visto questo film, ed ogni volta m’incanta come la prima volta, il Maestro John Carpenter al suo meglio, dietro la macchina da presa e davanti alle tastiere. Cheers!

    1. Ciao Cassidy!!
      condivido in pieno. Anche io ho visto 1997 fuga da New York quadrigliardi di volte e anche io ogni volta rimango stupito da quando sia ben fatto. Ma Essendo un film del Maestro, e scusa il gioco di parole, il mio stupore non mi stupisce;)

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