CHRISTINE LA MACCHINA INFERNALE (1983): FILM VS LIBRO

Christine – la macchina infernale è un film thriller del 1983, genere veicoli indemoniati, diretto da John Carpenter.

La prima volta che lo vidi lo trovai originale e ben realizzato; poi lessi il libro e me lo rovinò.

Questa è una recensione confronto Christine film e Christine Stephen King.

Non mi piace fare il prevedibile intellettualoide che per partito preso dice con compiaciuta arroganza “è meglio il libro”, ma in questo caso è così, e scusate lo spoiler.

LA TRAMA DEL CULT MOVIE DI JOHN CARPENTER

La prima scena del film è ambientata negli anni 50, quando la macchina assassina, una meravigliosa Plymouth Fury del 1958, ancora in catena di montaggio a Detroit, mozza le dita ad un operaio e ne uccide un altro sedutosi al suo interno.

Vent’anni dopo un 17enne sfigatello di nome Arnie, subito dopo averle prese dai bulli, mentre torna a casa insieme all’amico Denis, nota l’auto abbandonata e fatiscente e per qualche motivo se ne innamora. La acquista per 250 dollari, molto più di quello che vale nel 1978 (non oggi) e da quel momento si comporta in modo sempre più strano: litiga con i genitori, peggiorano i voti a scuola, spende e spande per riparare il nuovo giocattolo e al contempo inizia a trasformarsi in un ragazzo più sicuro di sè, spavaldo e attraente, tanto perfino da uscire con la ragazza più sexy della scuola. Arnie dedica sempre più tempo a Christine, così si chiama la Fury, trascurando tutto il resto, fidanzatina compresa. Denis, insospettito, va dal vecchio da cui è stata acquistata la macchina e scopre che l’auto era del fratello, suicidatosi dentro di essa, come sua moglie e come sua figlia, che però ci è soffocata dentro mangiando un panino, destino che rischia anche la sexy morosa di Arnie mentre sostano a un drive in. Il film entra nel vivo quando i bulli, dopo essere stati sospesi per colpa del protagonista, distruggono la sua auto, non sapendo che essa è in grado di autoripararsi e che si vendicherà uccidendoli ad uno ad uno, con la premura di fornire al proprietario un alibi inappuntabile per ogni omicidio. Alla fine del tutto Arnie muore tentando di investire la fidanzata, che ha già iniziato a cornificarlo con l’amico Denis, che per salvare Leigh e se stesso schiacca il grosso coupe rosso con un bulldozer (povera Fury). Nell’ultima scena un pezzo del rottame di Christine comincia a muoversi e capiamo che non è finita.

LA TRAMA DEL LIBRO DI STEPHEN KING

UNA QUATTRO PORTE

Ora passiamo al libro: innanzitutto la scena ambientata negli anni 50 non c’è, perchè non ha nulla a che vedere con la storia d’amore e di fantasmi che il King dell’horror (hahaha che simpatico) ci vuole raccontare.

L’auto è una quattro porte, non una coupe. Questo sembrerebbe un dettaglio irrilevante, ma contribuisce a dare carattere al romanzo quando Denis descrive la strana sensazione, quasi illusoria che da Christine uscendo dal box: “assurdamente lunga da farti venir voglia di ridere o piangere o chissà che cosa (…) doveva essere un’illusione ottica. E Arnie, al volante, sembrava minuscolo.”

E poi, detto tra noi, quattro porte è più bella.

IL FANTASMA DI LEBAY

<>Un altro particolare fondamentale è che l’auto non viene acquistata dal fratello, ma direttamente dal proprietario originale, Roland D. LeBay: personaggio cinico e violento, con un forte odio verso quelle persone che chiama merdosi, ovvero chi lo prende in giro a scuola prima, i suoi superiori nell’esercito poi e tutto il mondo dopo. Qui lavora come meccanico, finchè, causa un problema alla schiena, prende la pensione per disabilità. Successivamente arriva l’acquisto della prima auto nuova e, come già detto, la morte di moglie e figlia. Questi particolari, trascurati nel film, sono fondamentali per capire che Arnie, quando assume comportamenti contrari al suo carattere – come tirare pugni al cruscotto dell’auto di Denis dicendo che la farà pagare cara ai bulli, aggredire il più forte di loro urlando, bestemmiando e colpendo con una rabbia inaudita, fumare sigari come se lo avesse sempre fatto o fratturarsi la schiena come Roland – si sta trasformando nel vecchio LeBay. In poche parole dentro di lui vive il fantasma del primo amore della macchina infernale, risultando, talvolta, visibile persino a occhio nudo. Un altro particolare tralasciato nel film, ma capace di dare molto alla storia è l’odore: tutti coloro che entrano nell’abitacolo della Fury sentono il profumo di pelle e tappezzeria nuove, ma, più nel profondo, sentono anche un altro odore, un odore sgradevolissimo, forse di uova marce, probabilmente lo stesso del cadavere di Roland dopo qualche mese di putrefazione.

IL FANTASMA DI CHRISTINE

Il defunto proprietario dell’auto non è l’unico fantasma della storia, ma, a modo suo, lo è anche Christine stessa: già all’inizio, dopo aver montato una ruota nuova, Denis descrive: “Ricordo che mi venne un brivido, ma mi sarebbe impossibile descrivere la stranezza della cosa. Fu come se mi trovassi al cospetto di un serpente quasi pronto a cambiare la vecchia pelle, con qualche frammento già caduto a mostrare la nuova pelle lucida che c’era sotto…”

Un altro estratto intrigante quanto fondamentale è il giretto con la Fury che si fanno Arnie e Dennis a capodanno: quest’ultimo, dal sedile del passeggero, vede edifici demoliti anni prima, cartelli pubblicitari di attività che non esistono più e, parcheggiate nei vialetti delle case, Buick, Dodge e Ford pre 1959.

In poche parole quell’auto maledetta non è la Christine cadaverica del 1978, ma è il fantasma della nuova e fiammante Christine del 1958, che sfreccia per le strade della vecchia Libertyville, al ritmo del miglior rock and roll e guidata dal giovane LeBay.

IL CONFRONTO

LA TRAMA

Ricapitolando la trama del film e quella del libro sono differenti: nel primo abbiamo una macchina nata cattiva, che si muove e si aggiusta da sola, uccide i nemici del suo proprietario e fa diventare quest’ultimo sempre più pazzo. Nel secondo abbiamo una storia di fantasmi: Rolan D. LeBay, che rivive nel corpo di Arnie, e quella vecchia bagascia di Christine, che rivive la sua giovinezza automobilistica e il suo primo amore nel corpo di se stessa.

LA MADRE DI ARNIE CUNNINGHAM

Oltre alla trama in sè ci sono molte scene e passaggi descritti da Stephen King in una maniera differente e, a parer mio, più efficace:

nel film la madre di Arnie passa in un batter d’occhio dall’essere una donna tirannica, che non ammette discussione alle sue decisioni, all’essere fragile e sopraffatta dal figlio; nel libro il passaggio è molto più lento e graduale: inizialmente la donna, nonostante gli ideali progressisti che ne rendono il comportamento alquanto ipocrita, cerca di imporre la propria volontà sul marito e sul figlio, che per la prima volta le tiene testa; poi si ha un graduale crollo emotivo e una progressiva perdita della sicurezza e del controllo, fino alla fragilità e all’apparente invecchiamento quando la situazione è ormai degenerata.

LA MORTE DI DARNELL

Un altro esempio sono le due circostanze differenti in cui muore Darnell:

Dopo aver visto la vettura rientrare in garage totalmente carbonizzata, egli monta a bordo armato di fucile e John Carpenter lo fa morire schiacciato tra il sedile anteriore e il volante, al tempo di Bonie Moronie di Larry Williams.

Nel romanzo Will sta nel salotto di casa sua intento a farsi un brandy; in quel momento sente un clacson suonare in modo breve e ripetuto, si affaccia alla finestra e vede Christine. Ella comincia ad andare avanti e indietro, facendo urlare il gigantesco V8 americano nell’intento di sfondare la neve del vialetto. L’uomo pensa che non ce la può fare, ma si sbaglia: l’auto continua imperterrita a piombare contro la neve a tutto gas, ammaccando e autoriparando la griglia anteriore e il cofano, poi fa la stessa cosa con il muro finchè non entra in casa e non uccide l’ansimante e impanicato Darnell ai piedi delle scale.

A mio parere il fatto che la caccia si svolga dentro casa, il luogo in cui tutti ci sentiamo sicuri e protetti, rende la scena molto più efficace e spaventosa, come a volerci dire che chi minaccia il benessere di Arnie o della sua macchina non ha più scampo, ovunque si trovi, lo stesso discorso che faccio nel post su La Macchina nera (linkalo) riguardo al modo in cui Lauren, dopo averla sbeffeggiata, viene travolta a folle velocità dentro casa sua.

CONCLUSIONI

Nonostante tutto quanto scritto fin’ora, quella di John Carpenter resta una produzione ben fatta, piacevole da vedere e ricca di idee originali, in particolare meritano cenno il modo in cui Christine si sfonda la carrozzeria per uccidere Moochie, con il sottofondo del disperato grido di motore e pneumatici; il fantastico passaggio in cui esce infuocata dalla pompa di servizio e insegue Buddy nella notte; oppure il monologo sull’amore di Arnie sfrecciando sulla sua amata ad oltre 90 miglia orarie. Ho apprezzato anche la scena finale, che effettivamente è più adatta ad un film. Ad ogni modo il libro sta su un altro altare.

E’ facile pensare che la rivisitazione della trama dipenda anche da problemi di tempo, ma, onestamente, avrei preferito un milione di volte perdere un ora in più, ma godermi tutte le scene e le sensazioni descritte nel romanzo, conservando anche le chicche sopracitate del film.

Nota legale: le citazioni tra virgolette sono prese dal libro “Christine la macchina infernale” di Stephen King – pubblicato nel 1983, tradotto da Tullio Dobner ed edito da Sperling & Kupfer Editori spa nel 1984 – nel rispetto di quanto previsto dall’art.70 L.633/41

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