DANKO – NATO STANCO

Questa è la recensione di Danko (Red Heat), un film d’azione del 1988 di Walter Hill, con Arnold Schwarzenegger e Jim Belushi. Il film è dedicato a Bennie E. Dobbins.

LA TRAMA

Siamo in Urss: il poliziotto Ivan Danko cerca di arrestare Viktor Rosta, ma egli gli uccide il collega e fugge negli Stati Uniti, dove ha intenzione di collaborare con dei criminali locali per esportare droga in Russia. Ridzik, poliziotto di Chicago, riesce ad arrestarlo, quindi Danko va a Chicago per procedere con l’estradizione. Danko e Viktor stanno per partire, ma quest’ultimo, grazie ai suoi complici, riesce ad evadere. Ora sono cazzi di Danko e Ridzik, due mondi opposti che dovranno collaborare per catturare il pericoloso criminale

LA RECENSIONE

la fisicità del combattimento nella neve, le sparatorie a Chicago, l’inseguimento in autobus, un mezzo più adatto alla stazza di Schwarzy (come dice il regista) sono scene epiche. E lo è anche la stupenda colonna sonora di James Horner (R.I.P.), capace di trasmettere tensione e cazzutaggine al tempo stesso.

Quindi è un gran bel film e la scena qui sopra lo dimostra, ma non è incisivo come lo sono altri action dello stesso periodo, e gli incassi lo dimostrano: in generale sono buoni, ma molto inferiori agli altri di Mr. Olympia. Uno dei motivi di questo risultato è il fatto che Schwarzenegger ricicla lo stesso atteggiamento di Terminator, adattato al contesto poliziotto sovietico, ma senza nessun valore aggiunto. Ha leggermente meno carisma del solito e, visto che “Danko nato stanco” è solo italiana (nell’originale dice “you are welcome” imitando il tono del russo) non ci sono battute particolarmente memorabili, ad eccezione di questa:

Questa battuta, per i trenta secondi che dura, schiaffa alle stelle  il livello di epicità: se tutto il film avesse avuto il livello di epicità di questa battuta, posso garantirvi che successo e incassi sarebbero stati molto più elevati.

Poi c’è anche James Belushi: come spalla non è male, ma quel tipo di personaggio non gli permette di esprimere tutto il suo potenziale. Non gli da giustizia. Basta guardare The Principal, del 1987, per rendersene conto.

IL CONTESTO

Fine anni 80. La guerra fredda sta finendo.  E’ appena stato firmato il trattato INF (da cui Trump si è da poco ritirato) ed è la prima volta che una troupe americana viene autorizzata a girare a Mosca. Capisco la distensione, ma se fossi americano e andassi a vedere Danko al cinema nel 1988, penserei seriamente di scappare in URSS.

Il poliziotto russo è attraente, muscoloso, intelligente, si allena tutto il giorno e usa il metodo sovietico, che qui appare come il più efficace ed economico.

Il poliziotto americano non è un adone, non ci sa fare con le donne, è meno attraente e intelligente del collega sovietico e nel giro di 15 anni finirà come il suo capo: stressato, obeso e con il bypass al cuore. Inoltre, aspetto più sconvolgente, gli americani non solo lasciano che un sovietico faccia ciò che vuole a casa loro, ma si fanno addirittura comandare da lui.

Da americano anni 80 penserei: “se la situazione è questa, meglio cambiare squadra”.

Prima di girare il film Walter Hill dice a Schwarzy di perdere 10 libbre e a Jim di guadagnarne altrettante. Probabilmente il regista non vuole far sembrare il russo Mr. Olympia e l’americano mingherlino. Se vuoi che il russo e l’americano abbiano lo stesso aspetto, hai due alternative: o sostituisci Schwarzy con qualcuno meno muscoloso, o sostituisci James con qualcuno più muscoloso.

CONCLUSIONE

In questo post ho criticato tutto il criticabile. Danko è un bel film e vale la pena di (ri)vederlo. E’un dato di fatto, però, che sia Schwarzy che Belushi hanno fatto di meglio.

2 pensieri riguardo “DANKO – NATO STANCO”

  1. Avranno anche fatto di meglio, lo stesso Walter Hill aveva creato il modello con “48 Ore” e qui si diverte a replicarlo e un po’ smontarlo. Però che film cacchio! Non mi stanca mai, lo so a memoria ma lo amo, la guerra fredda è finita prima al cinema che nella realtà, Walter Hill è stato il responsabile del disgelo, infatti il film si chiama red HEAT 😉 Cheers!

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