FOG (1980)

Queste sono la storia e la recensione di Fog (The Fog), un film horror del 1980 diretto da John Carpenter, con Adrienne Barbeau, moglie del regista fino al 1984, e le star di Halloween Nancy Loomis e Jamie Lee Curtis.

LA STORIA

Verso la fine degli anni 70 John Carpenter e la fidanzata e produttrice Debra Hill (R.I.P.) sono in viaggio in Inghilterra, per promuovere il film Distretto 13: le brigate della morte. Un pomeriggio, piuttosto tardi, John e la sua metà visitano Stonhege e vedono un inquietante nebbia in lontananza.

E’ così che nasce l’idea originalissima di usare la nebbia come elemento di paura di un film horror. Al sorgere degli anni ’80, in virtù di un accordo per due film con la Avco Embassy Pictures, finalmente esce questo bell’horror indipendente a tema nebbia. L’altro film è 1997 fuga da New York del 1981. Con un budget basso, circa un milione di dollari, le riprese iniziano nell’aprile del 1979 in California e durano un mese. Una volta finito Carpenter ne guarda una versione provvisoria e non ne rimane per nulla soddisfatto, egli ricorda “era terribile. Avevo un film che non funzionava, e nel mio cuore lo sapevo.”

Quella “terribile” versione di Fog ha due difetti:

  • la storia poco è chiara;
  • non è abbastanza violento e non fa abbastanza paura per poter competere con gli splatter.

>Cosa fare?

Per il primo difetto aggiungere la storia di fantasmi all’inizio, che ci spiega bene la trama, mentre per il secondo aggiungere tante scene e modificarne tante altre, in modo da renderlo più spaventoso e inquietante. Alla fine un terzo del lavoro viene totalmente rifatto. Ma come sarà il risultato?

LA RECENSIONE

Ciò che ho sempre ammirato di John è la sua capacità, attraverso riprese, colonna sonora e immagini, di creare tensione. Il suono del pianoforte evoca morte, solitudine, abbandono. Prendendo una singola scena al di fuori del contesto della pellicola, davvero non capisce se è la musica che è stata creata come sottofondo per le immagini o viceversa: abbinata con i colori e la fotografia, di gran potenza evocativa, ti fa entrare nel vivo dell’atmosfera di una ghost storie invecchiata benissimo, ancora più coinvolgente dei racconti di paura narrati al buio con la torcia puntata in faccia.

 

Lo stesso discorso vale per il minimalismo elettronico, tagliente, freddo e affilato: ti da la sensazione di morte imminente, allo stesso modo in cui te la da la nebbia, un tema talmente originale che sentire “scrutate l’oscurità, la nebbia è in agguato” fa ridere. Sembra una barzelletta.

Nei film di John spesso il ritmo è piuttosto lento. In Fog è lentissimo: guardando il film, in quella lunghissima fase di preparazione che va dall’introduzione della storia all’exploit finale, potreste essere tentati di aprire una nuova scheda e fare una ricerca dettagliata su questo:

https://i.ebayimg.com/images/g/KSAAAOSwXedZ1z8w/s-l300.jpg

Non fatelo! con John vale sempre la pena aspettare; quando finalmente l’exploit, reso ancora più potente da tale attesa, arriverà, ringrazierete Dio di non esservi distratti, e passerete gli ultimi venticinque minuti incollati allo schermo.

Tutto è iniziato cento anni fa nella chiesa di Antonio Bay, e li deve finire, con un doppio finale doppiamente EPICO:

ALLARME SPOILER, E’ SEVERAMENTE VIETATO LEGGERE QUA SOTTO SE NON L’AVETE GIA’ VISTO

il primo è classico, con la ciurma dell’Elizabeth Dane che, recuperato l’oro saluta, se ne va e tutti vissero felici e contenti. Ma John Carpenter deve chiudere in bellezza e incollarti allo schermo fino ai titoli di coda, quindi quando padre Malone resta solo, capiamo che non ci sono sconti: affinchè il peccato sia espiato i morti devono essere sei. Lui è il sesto.

 

ORA POTETE RIPRENDERE A LEGGERE

DIFETTI

la love story tra Nick (Tom Atkins) e Elizabeth (Jamie Lee Curtis), che anche se non ci fosse stata non sarebbe cambiato nulla, e il figlio di Stevie, troppo scemo per qualunque età abbia.

LA CRITICA SOCIALE

il sottotesto colpisce l’ipocrisia della società borghese – che dietro alla facciata cordiale e pacifica, nasconde nell’armadio uno scheletro veramente pesante – con la complicità delle istituzioni più sacre. La chiesa è costruita non solo metaforicamente, ma letteralmente, con il bottino di un omicidio premeditato. Il sottotesto nascosto in quella nebbia luminosa e mortale, non si limita alla società e alle istituzioni: il prezzo pagato da Antonio Bay è nulla in confronto a quello che spetterebbe agli Stati Uniti, che fecero lo stesso con i nativi, schiavizzati, sterminati e derubati delle loro ricchezze.

I PERSONAGGI

Nonostante tutti considerino John un regista classico e vecchia scuola , dipinge i suoi personaggi femminili in modo originale, innovativo ed eroico. L’autostoppista interpretata da Jamie Lee Curtis, cercatrice del brivido e noncurante del pericolo, in qualsiasi altro film, specie se slasher, sarebbe morta entro dieci minuti. Miss Kathy Williams, classico nome da ricca, antepone il paese al proprio dolore e alla propria inquietudine per il marito, di cui non sa nulla. Stieve è una vera eroina, pronta a rischiare la vita e tutto ciò che ama, per rendere il suo lavoro di speaker radiofonica utile a salvare più gente possibile. In generale si tratta di un’espiazione: il paese, nato sul furto e l’egoismo, abbandona le proprie origini e dimostra di essere altruista e responsabile, come padre Malone, pronto a prendersi tutto il peso dei peccati di suo nonno, pagare e salvare la comunità.

CONCLUSIONE

Se dovessi definire “The Fog” con poche parole, userei “fatto veramente bene”, tanto che io lo preferisco al celeberrimo Halloween.

 

2 pensieri riguardo “FOG (1980)”

  1. Penso che sia il capolavoro di Giovanni Carpentiere che viene dato più scontato di tutti, personalmente ogni volta che lo rivedo (e lo faccio abbastanza spesso) lo trovo migliorato, sarà che sono nato e cresciuto in un posto nebbioso 😉 Cheers

    1. Ciao Cassidy! pienamente d’accordo con te…. anche io lo rivedo spesso. La cosa più incredibile è il finale: ogni volta mi chiedo “Ma come ha fatto a farlo così bene?

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