LA STORIA VERA E LA RECENSIONE DI DELTA FORCE (1986), CON CHUCK NORRIS

Questa è la recensione di Delta Force (1986), un film d’azione degli anni 80 con Chuck Norris, diretto da Aaron Norris  e Menhaem Golan. E’ ispirato ad una storia vera.

LA STORIA VERA A CUI SI ISPIRA

E’ il 14 giugno 1985, è mattina e il volo 847 della Trans World Airlines, una delle più grandi compagnie americane, è appena partito da Atene, direzione Roma, 139 passeggeri. Un gruppo di terroristi sciiti prende il comando dell’aereo: la nuova rotta è il Medio Oriente. Dopo qualche ora di volo il carburante sta per finire, quindi decidono di atterrare a Beirut, peccato solo che Beirut di farli atterrare non ne vuole sapere. Ha tolto la sicura ad una bomba a mano ed è pronto a far esplodere l’aereo, se è necessario. Dobbiamo, ripeto, dobbiamo atterrare a Beirut. Dobbiamo atterrare a Beirut. Nessuna alternativa”; per fortuna con queste parole il capitano John Testrake convince l’operatore a lasciarli atterrare. Ora tutto ciò che serve è il carburante: “Stanno picchiando i passeggeri! Ora stanno minacciando di ucciderli! Vogliamo il carburante adesso! Immediatamente!”

Barattando ostaggi con carburante e richieste politiche, questa situazione va avanti fino al 30 giugno. Gli ultimi 39 prigionieri rimangono tali per ben sedici giorni, senza poter parlare con mariti, mogli, genitori, figli o amici. Senza sapere nemmeno se ne sarebbero usciti vivi, e le speranze non sono molte: quando un americano offre tre milioni di dollari la risposta è: “non vogliamo soldi, vogliamo morire”. Immaginate che speranze potessero avere dopo aver sentito una frase del genere.

Quando la faccenda è finalmente finita, Chuck Norris commenta: “gli Stati Uniti stanno diventando una “tigre di carta” in Medio Oriente. “Ciò che stiamo affrontando qui, è il fatto che il nostro approccio passivo al terrorismo, istigherà molto più terrorismo in tutto il mondo. IO AVREI IMMEDIATAMENTE INVIATO LA DELTA FORCE”.

Partendo dal presupposto che, nonostante questa storia, non è un film da prendere troppo sul serio, ecco la recensione.

LA RECENSIONE

L’EPICITA’ DEI PRIMI SESSANTA MINUTI

Innanzitutto mi piace il fatto che negli anni 80 i film iniziano così:


Tornando seri per un attimo adoro tutta la sequenza nell’aereo, davvero impressionante e degna del miglior cinema d’autore. Nell’interpretare il tripudio di emozioni di un momento del genere gli attori dimostrano capacità recitative incredibili. Il sottofondo musicale è toccante e azzeccatissimo, la sequenza scorre senza fretta, ma non è mai noiosa, non è mai scontata e la tensione sale piano piano. L’hostess tedesca costretta a chiamare gli ebrei, il suo iniziale rifiuto, la vecchia che “it’s the war all over again!! The concentration camps!!”, il prete che “sono ebreo perchè lo era Gesù”. Con tutto si riesce ad immedesimarsi nel male e nella mostruosità dell’olocausto con molto più sentimento di quanto ne se ne avrebbe con opere fatte apposta per quello. Sono d’accordo con Morando Morandini quando afferma che, nella filmografia americana, nessun passaggio esprime meglio di questo il razzismo e la realtà della seconda guerra mondiale.

L’AMERICANISMO ESASPERATO DEI SECONDI SESSANTA MINUTI

Dopo averci mostrato quanto stronzi e crudeli sono gli stranieri nemici della bandiera a stelle e strisce, dopo averceli fatti odiare e dopo averci fatto salire quell’istinto animale di andare lì e prenderli a sberle – salta fuori il maggiore Scott. Lui è l’eroe classico, bello e infallibile (in pratica il contrario dell’eroe alla John Maclane), l’incarnazione degli anni 80, quindi edonismo e una smisurata fiducia negli Stati Uniti e nelle loro istituzioni (cit.: “sono i nostri! Sono americani! Della Delta Force!!!). Delta Force è pura propaganda capitalista:

l’americano medio può dormire sonni tranquilli con la fratellanza e la forza che contraddistinguono corpi militari come la Delta Force, e con l’infallibilità quasi ridicola, togliamo pure il quasi, di uomini come il maggiore Scott. Un uomo capace di lanciare razzi dal posteriore della moto, senza prendere la mira e senza sbagliare un colpo. I nemici dell’America, come Abdul, sono cattivi, brutali e pericolosi, ma non hanno la forza, l’intelligenza e il cuore degli occidentali e, in uno scontro diretto, le prendono di brutto, senza riuscire a sferrare nemmeno uno schiaffo, così noi godiamo della soddisfazione della vendetta e vorremo dirgli, con sorriso sicuro e beffardo “QUESTI SONO I NOSTRI”.

Ma come si fa a far capire anche al più medio degli americani medi di cosa si parla? TWA diventa ATW.

E, tanto per ribadire, come si attira l’attenzione del più medio degli americani medi?

In breve il messaggio è “noi siamo i buoni e siamo i più forti”.
C’è un riferimento all’olocausto fatto incredibilmente bene , ci sono tante esplosioni, c’è una moto spara razzi: possiamo stare a discutere sulla propaganda, sulla sua liceità e su pipponate varie, ma Delta Force è un film strafigo ed è grazie a personaggi come il generale Scott che è nato il mito facebookiano di un Chuck Norris capace di mettere “non mi piace”, o di cui Dio afferma “Vorrei essere come lui”. Oppure saggezze popolari tipo “se all’alba Chuck Norris ha ancora sonno e vuole dormire, il sole chiede scusa e tramonta di nuovo dalla stessa parte”, per non dire della 
miriade di videogiochi dedicati di cui si parla sul blog del Zinefilo

 

 

 

IL BRUTTO

Il fatto che l’americano ne uccide dieci in un colpo senza sbagliare mai, e che 50 nemici armati fino ai denti insieme non centrano un colpo, non è difetto, ma solo un clichè che mi fa pensare a quanto fossero fighi gli anni ottanta.

Il vero difetto di Delta Force è la sua incoerenza strutturale.

Come vi ho già fatto capire mi piace, ma c’è qualcosa che non torna:

basandoci sulla struttura della seconda parte del film, i terroristi dovrebbero essere cattivi, brutali, odiosi e da punire senza se e senza ma, eppure non è così: all’inizio menano tanto le armi a destra e a manca, ma non sparano, minacciano la hostess che si rifiuta di obbedirli, ma non la uccidono, sono buoni con la bambina e si preoccupano per la donna che non si sente bene. E’ come se il regista volesse dirci “sono degli assassini, ma hanno anche un cuore”, e io mi chiedo “ma perchè??”, qual’è l’utilità di questo messaggio, visto che è incompatibile con tutto il resto?

Lo stesso discorso vale per lo spessore con cui vengono realizzati i primi sessanta minuti e l’ignoranza (quella bella di chi ignora perchè se ne frega, non perchè non sa) dei secondi sessanta minuti: come se nella prima parte volessero fare un film drammatico sul dirottamento del volo 847 TWA e nella seconda una spacconata d’azione. Belle entrambe le parti, ma difficili da inquadrare nello stesso film.

CONCLUSIONI

Lo adoro perchè incarna gli anni in cui il politicamente corretto esiste già, ma è un politicamente corretto con il cazzo duro. Lo adoro per alcune sequenze da manuale e, nonostante difetti che non possono chiamarsi in altro modo che difetti, è un cult di cui l’appassionato di action non può fare a meno.

Prima di commentare godetevi la fantastica colonna sonora di Alan Silvestri, con quel ritornello ascendente che non riuscirete a togliervi dalla testa, pare dire esso stesso “sono i nostri! Sono americani! Della Delta Force!!

2 pensieri riguardo “LA STORIA VERA E LA RECENSIONE DI DELTA FORCE (1986), CON CHUCK NORRIS”

  1. Sono cresciuto con John Milius e i Rambo più conservatori, non bisogna condividere le idee politiche per godersi un film, anzi bisogna saper tenere distinte le parti come hai fatto tu in questo post. detto questo, “Delta Force” io lo vedrei tipo una volta a settimana, mi basta leggere il titolo e sento partire in testa il tema di Alan Silvestri io correrei a casa a rivederlo, Lee Marvin e Martin Balsam, l’assistente di volo tedesca che non vuole togliere i gioielli al passeggero ebreo (Metaforoni raffinatissimi eh?), moto che sparano razzi, forse vado davvero a casa a rivederlo 😉 Cheers

    1. Ciao Cassidy!! hai pienamente ragione: si può essere d’accordo o meno con le idee politiche che ci stanno dietro, ma film epici come questo bisogna goderseli!
      PS: a proposito di vederlo una volta a settimana, se vuoi domani sera alle 21.30 lo fanno su Spike: io non me lo perdo;)

Lascia un commento