BEVERLY SUTPHIN: LA MAMMA AMMAZZATUTTI

Queste sono la storia e la recensione de La signora ammazzatutti (Serial mom), un film commedia, film giallo, film thriller, umorismo nero, film gore (vedete un po’ voi) del 1994, scritto e directed da John Waters, con Kathleen Turner

LA STORIA

KATHLEEN TURNER DIVENTA BEVERLY SUTPHIN: LA MAMMA AMMAZZATUTTI

Negli anni 80 Kathleen Turner è un’attrice di grande successo. Ha recitato nei film più premiati ed apprezzati di Hollywood, come Peggy Sue si è sposata, di Francis Ford Coppola, e La Guerra dei Roses, di Danny De Vito. Ha vinto un oscar e ben due Golden Globe.

Nei primi anni 90, mentre sta leggendo il copione di Serial Mom, non crede ai suoi occhi: il suo personaggio, tra le varie, deve uccidere un ragazzo con un attizzatoio. Immaginate cosa può pensare un attrice che ha recitato nei film più alti e apprezzati di Hollywood, leggendo una parte del genere. Ma lei ne rimane intrigata, quindi chiama John Waters: “John, cazzarola, ma è la festa del gore o una commedia?” John risponde: “vengo da te e ne parliamo”.

 

John sa che ha bisogno di Kathleen, quindi deve convincerla. Per fortuna ci riesce: Kathleen Turner decide che vuole fare quella parte. Dopo tale decisione incontra millemila resistenze: attori, agenti e amici le dicono che non è un’attrice da b-movie, che ha recitato nei film migliori di Hollywood, che ha commosso ed emozionato milioni e milioni di persone, che quindi non può buttarsi via così, accettando una parte del genere. Ma lei ormai ha deciso, quindi si mette al lavoro e fa un’interpretazione stupenda, una delle migliori che abbia mai visto.

JOHN WATERS VS I CAPI DI HOLLYWOOD

John Waters è un po’ particolare, basti pensare che è un grande fan di Herschell Gordon Lewis.

guardate cosa combinava Gordon Lewis 11 anni prima di Non aprite quella porta (avete capito bene: 1963)

E’ la prima volta che fa un film con un budget, a suo dire, adeguato. Purtroppo budget adeguato vuol dire regista controllato e regista controllato spesso vuol dire problemi. Quando il film è pronto, John lo fa vedere ai suoi capi. Lui sa benissimo che i suoi film non li capiscono tutti, il problema è che i suoi capi non solo non lo capiscono, ma lo detestano. D’altronde Hollywood è un business, loro sono pagati per fare soldi e, a loro parere, quel film non è in grado di farne. Ed hanno ragione: dopo aver speso 13 milioni di dollari ne incassa meno di 8, rivelandosi un flop commerciale. Economicamente è un enorme buco nell’acqua.

Ma com’è questo buco nell’acqua?

LA RECENSIONE

IL CONTESTO

I film horror anni settanta hanno sottotesti estremamente critici nei confronti della società borghese, in quanto vive il proprio benessere alle spalle degli orrori della guerra in Vietnam e si comporta in modo ipocrita rispetto ai suoi carissimi valori: lavoro, religione e famiglia. Il sangue e la violenza degli splatter sono una secchiata di pesce marcio in faccia alla middle class.

Ora però siamo negli anni novanta: la middle class è sempre quella. Basta vedere Beverly, che non si capacita di come il cinema sia diventato così violento, allo stesso modo in cui non se ne capacitava Mrs Collingwood, pochi giorni prima di strappare a morsi i genitali di Fred.

Negli anni 90 della guerra fredda o delle rivoluzioni culturali, musicali e sessuali non si ricorda più nessuno. Gli elementi tipici dello splatter sono stati usati ed abusati in tutte le salse. I grandi capolavori di George Romero, Tob Hooper e Wes Craven, che hanno sconvolto i loro tempi, non fanno più ne caldo ne freddo. Per provocare bisogna puntare su qualcosa di nuovo. Sgomento, orrore e ripugnanza non funzionano più, ma quello che ci vuole è una grossa presa per il culo, fondata sul dualismo tra realtà e apparenza, che evidenzi quanto inconsistenti sono le basi di tale apparenza.

IL SIGNIFICATO

Kathleen Turner, doppiata da Melina Martello, la cui voce rende mille volte l’originale, è straordinaria. L’espressività, il sorriso e i movimenti sono EPICI. Lei è stupenda, più in forma di una ragazzina. Il suo personaggio rispetta tutte le regole per essere apprezzata nel mondo dell’apparenza: i capelli biondi, il grembiule a quadri, la casa ineccepibile e i libri di ornitologia sotto al cuscino (sopra ai manuali di serial killing).

 

Qui l’attenzione alle regole dell’apparenza viene portata allo stremo: chi non le rispetta, deve morire. Una metafora di come chi rifiuta le maschere e i compromessi, necessari per vivere e prosperare nella società dell’apparenza, paga con l’esclusione e l’emarginazione.

In poche parole, se nella realtà spesso si creano grossi pregiudizi dovuti al mancato rispetto di stupide convenzioni sociali, qui se indossi scarpe bianche dopo il labour day, ti prendi la cornetta del telefono in faccia finchè non muori.

IL BELLO

Il bello è che in un solo film si incontrano la voglia di prenderci per il culo di John Waters, l’incredibile bravura di Kathleen Turner e la satira sociale, il cui risultato sono scene da “prova a non ridere”

Se l’obiettivo è una presa per il culo, già una donna rispettabile come Dottie che comincia a vomitare parolacce in un modo da far impallidire Scarface ha il suo perchè, ma Beverly, so che l’ho già detto ma non mi stanco di ripeterlo, è semplicemente divina. La scena in cui cinguetta come un uccellino, incredula che in un mondo così bello qualcuno possa solo pensare di fare certe telefonate a Dottie. La scena in cui uccide una vicina a cosciate, rimanendo sempre impaccabile, e rincorre agile come una gazzella un ragazzo vent’anni più giovane di lei. Questa scene sono EPICHE, ma più avanti andate, più MEMORABILI diventano.

CONCLUSIONE

Ve lo dico: quella della storia vera è una trovata pubblicitaria. Ad ogni modo La signora ammazzatutti è un film DA VEDERE.

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