LA RECENSIONE DI THE ROOKIE (2019): FINALMENTE UNA SERIE TV CHE MI PIACE

immagine che rappresenta la serie tv poliziesca the Rookie del 2019

E’ successa una cosa incredibile, anzi due:

la prima è che io sto seguendo un programma sulla Rai, cosa che non accadeva da quando guardavo la Prova del Cuoco con mia nonna nel 2000;

la seconda è che seguo di mia spontanea volontà una serie tv moderna e non solo moderna, ma proprio nuova, visto è andata in onda per la prima volta negli Stati Uniti lo scorso ottobre: sto parlando di The Rookie, un telefilm poliziesco che fanno su rai due il sabato sera alle 21.05.
LA TRAMA

John Nolan, interpretato da Nathan Fillion, dopo oltre quarant’anni di vita e un divorzio alle spalle, decide di mollare tutto ed entrare in Polizia. A suo dire tale scelta deriva dal desiderio di inseguire un sogno che ha sempre avuto, mentre a dire di molti altri è semplice crisi di mezza età; ad ogni modo la storia di John e quella degli altri poliziotti sono lo sfondo di un telefilm poliziesco in cui, finalmente, il lato poliziesco è il vero protagonista.

LA RECENSIONE: UNA SERIE TV DA VEDERE

parlarne non è facile, in quanto se ho deciso di seguire The Rookie non c’è alcun ragionamento strano dietro: semplicemente ho girato su rai due per caso mentre lo stavano trasmettendo e ho sentito il bisogno di non cambiare canale, esattamente l’opposto di quello che accade di solito con il 90% delle moderne serie tv, il che è riconducibile a tre fattori:

  1. alcune moderne serie tv americane di qualsiasi categoria, tipo Person of Interest, che sono stato costretto a vedere, hanno trame INUTILMENTE incasinate, il cui incasinamento non da alcun valore aggiunto all’intrattenimento, ma ne da solo alla noia: dopo una lunga giornata di lavoro che ha spremuto le mie già limitatissime capacità intellettive voglio essere intrattenuto, non diventare scemo per capire qualcosa che forse nemmeno ha senso.
  2. In alcune serie tv, e stavolta parlo specificamente delle serie tv poliziesche, l’azione di polizia o la vita da poliziotto fanno solo da sfondo al tema principale, che è tutt’altro: i sentimenti, la vita privata delle persone e le battute idiote di personaggi tipo dementalist.
  3. Molti dei personaggi, specie delle ultime serie tv, sono totalmente privi di cazzutaggine: il carattere che dovrebbero avere sulla carta – quindi in base alla loro storia, a ciò che fanno e a ciò che dicono – spesso non sono capaci di dimostrarlo con convinzione, non suscitano in me empatia e mi danno una forte sensazione di falso.

Dopo aver spiegato perchè non mi piacciono le serie tv moderne, in base a ciò che ho potuto constatare guardandole a pezzi con distacco e distrazione, è il momento di spiegare come mai The Rookie mi piace:

  • la trama è semplice, tanto che mi sono servite meno di tre righe per spiegarla, non c’è nulla di particolare da capire, bisogna solo godersi l’intrattenimento della polizia in azione in una tipica giornata lavorativa, il che ci porta al punto due;
  • è una serie tv poliziesca in cui, finalmente, l’azione di polizia sta dichiaratamente al centro di tutto, come testimoniano la semplicità delle riprese e la scelta (geniale) di utilizzare dashcam e bodycam, dando l’idea di quei documentari realizzati riprendendo le vere forze dell’ordine al lavoro (come Cops ad esempio). L’idea del regista sembra essere: “lasciamo perdere le stupidaggini e concentriamoci tutti sul far bene una cosa, ovvero l’aspetto poliziesco procedurale“. Tutto ciò non significa che mancano i sentimenti, la storia dei soggetti e l’ironia, ma solo che, come avrebbe sempre dovuto essere, essi sono la cornice e non il ritratto.
  • Rimanendo in tema personaggi, in The Rookie una certa cazzutaggine ce l’hanno:

hanno un loro carattere e un loro modo di agire – spesso dettati dalle regole procedurali della divisa e della legge americana – che in certe situazioni il pubblico potrebbe non condividere. Meriti del regista sono il non aver paura di creare tali situazioni e il riuscire a farci comunque apprezzare il lato umano dei poliziotti: amano e soffrono come noi, quindi sanno emozionarci e suscitano empatia.

Poi c’è il personaggio di Nolan che, apparte la relazione proibita con un’altra recluta di cui si poteva anche fare a meno, è goffo, imbranato e sullo zimbello andante, ma crede in ciò che fa ed è determinato a diventare poliziotto. Talvolta ha delle intuizioni geniali – come quando tenta di convincere un boss a liberare la sua capitana legata ad un sedia gettata in piscina proponendo di umiliarsi davanti a costui e dicendo che ciò lascerà arrapata la sua fidanzata per mesi (il che quasi funziona) – sa essere buffo, che è una delle caratteristiche di base del soggetto, ma sa anche emozionare ed esprimere la drammaticità del mestiere, come quando, nella stessa scena di prima, la capitana viene uccisa. In poche parole: “caro signor Nathan Fillion, Le porgo i miei complimenti”.

IN CONCLUSIONE

Finalmente un poliziesco che parla di parla di polizia: un telefilm da vedere, e il termine nostalgico telefilm lo uso perchè mi ricorda un po’ Chips.

PS: onde evitare che i fan di Person of Interest si presentino a casa mia a bordo di grossi gipponi dai vetri oscurati, armati fino ai denti e mi riducano ad un colabrodo, ci tengo a precisare che non sto affermando che la suddetta serie faccia schifo, ma solo che a me personalmente non piace.

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