WILLY IL PRINCIPE DI BELAIR

Per una sigla di tale epicità vanno fatti nomi e cognomi: Edoardo Nevola.

Oltre ad essere strafiga, la sigla mi risparmia la fatica di introdurre l’argomento, in quanto avete già capito che stiamo parlando di “Willy il principe di Belair”, una popolarissima serie tivvù andata in onda sulla rete tivvù Nbc dal 1990 al 1996 e su Italia uno poco dopo.


Quello di Willy, i Banks e l’indimenticabile Geoffry, una parodia sarcastica del classico maggiordomo inglese, era un ricordo rimosso e archiviato in cima alle scale, nella stanza più remota della torre più alta della mia mente. Un giorno, nell’inconsapevolezza più assoluta, sto cazzeggiando con il telecomando, finchè, arrivato su Spike (canale di cui fino ad allora ignoravo l’esistenza) vedo questo ragazzino che assomiglia a Will Smith: piano piano comincio a canticchiare la sigla, che incredibilmente so a memoria e mi sento come quei vecchi rincoglioniti quelle persone anziane che “qui una volta era tutti campi”, ricordando i pomeriggi dei primi anni 2000 passati davanti al mitico Grundig TVR5510 da 20 kg.

LA VERA MAXISTORIA DI COME E’ NATO WILLY
Wil Smith gioca a fare il rapper con l’amico Jazzy Jeff, che farà Jazz, e se la spassa a spendere i big money guadagnati con il singolo “Parents Just don’t Understand” in auto, moto e vestiti, ma non in tasse, finchè non arriva il 1989: il nuovo album “And in This Corner” a livello di vendite fa schifo e il ragazzo si trova indebitato fino al collo. Smith, facendo riferimento alle imposte non pagate, afferma simpaticamente “Non avevo problemi con zio Phil, ma avevo problemi con zio Sam”. Un giorno, su consiglio della fidanzata stufa di vederlo cazzeggiare all day, va all’Arsenio Hall Show, e incontra Benny Medina, il vero principe di Belair, ideatore dello show ispirato a se stesso. I due se ne vanno da Quincy Jones, tanto entusiasta dell’idea e della persona del rapper da decidere di usare il suo nome d’arte “Fresh Prince” per la sitcom, che inizia tre mesi dopo.

LO SHOW
L’abnorme successo è dovuto a diversi fattori, tra i quali vi è certamente il dualismo tra il fanciullo scapestrato dei bassifondi di Filadelfia – che pensa a divertirsi con i la grana dello zio e, parafrasandolo, “le sue squinziette” – e la casta alto borghese e conservatrice californiana, con il saccente e avido Carlton – il classico tipo che per far carriera si venderebbe la mamma, ma allo stesso tempo un po’ infantile e sfigatello – e la snob e superficiale Hillary. Entrambi sono stereotipo di quel tipo di persone che nel mondo reale gonfiereste di botte, ma qui hanno un modo di esprimere la loro stronzaggine così simpatico e caricaturale da piacere a qualsiasi tipo di pubblico.


Il temuto potere alto borghese

Nonostante i valori opposti e incompatibili, Willy e Carlton, conosciuto anche come birillo, sono spesso compagni di (dis)avventura, uniti nell’evitare la punizione per la bravata di turno.
Nel mezzo del suddetto dualismo vi sono Vivian e Philip Banks, dei potenti buoni, nati nell’umiltà e sensibili ai problemi delle persone ed alle difficoltà della vita, tanto che spesso si fa riferimento al loro impegno nelle proteste del ’68’ e alla loro moralità nel lavoro e nel vivere quotidiano. Non si tratta, infatti, di una casta bianca e aristocratica, ma di una casta nera, che si è guadagnata la propria posizione sociale lottando duramente, tema molto sensibile alla produzione: non a caso due delle più grandi passioni del giovane Willy sono la storia di Malcom X e il cinema di Spike Lee. Tanto per darvi un’informazione di cui avreste potuto benissimo fare a meno, anche nei Jefferson, altra serie tv con protagonisti personaggi di colore, c’è una certa attenzione alle grandi lotte che la civiltà nera affronta per ottenere l’uguaglianza.
Un altro cardine della popolarità dello show è l’irriverente, eccentrico, farfallone e spassosissimo Willy, sia nelle battute che nella gestualità, con un entusiasmo che travolge gli spettatori di tutto il mondo e persino lo zio Phil, che inizialmente lo ospita sulla base di un mero ricatto sessuale di Vivian (molto probabilmente); interpretato dall’omonimo attore che, forte di nessuna esperienza recitativa, si affida al proprio grande carisma naturale e alla propira determinazione a fare bene, tanto da imparare a memoria le battute di tutti e ripeterle sotto voce durante la recitazione, cosa di cui si pente amaramente negli anni a venire.

Willy il principe di Belair amalgama la leggerezza degli anni novanta – con le risate sull’aspetto dello zio o la goffaggine di Carlton – e aspetti della vita seri, come la lotta nera o la droga tra gli adolescenti: questa è l’essenza di uno show che merita di essere rivisto, oltre che per la sua simpatia, anche per riassaporare il gusto degli anni novanta. Questa è la conclusione.

DOVE VEDERLO AGGRATIS

Ad oggi (11 aprile 2019) lo trovate sabato e domenica mattina dalle 7.20 alle 8.20 su Spike, canale 49. Ad oggi (23 giugno 2019) non più perchè fanno Baywatch.

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