LA SENSAZIONALE STORIA DI DOLPH LUNDGREN

DALLA SVEZIA SOCIALDEMOCRATICA A IVAN DRAGO IN ROCKY 4

Un bimbo di tre o quattro anni se ne sta tranquillo davanti alla tv. Ad un certo punto suo padre gli tira un bel calcio, facendolo volare contro la libreria. Cè del sangue, e la mamma comincia ad urlare. Ma perchè quell’uomo, un ingegnere grande ,grosso e intelligente, se la prende con tale violenza con un bimbo indifeso?

Non è una giustificazione, ma ha vissuto un’infanzia molto difficile: suo papà era un ex ufficiale ubriacone. Rude, rabbioso e violento.

Lui vorrebbe essere migliore, tant’è che non prende mai il vizio della bottiglia, ma il trauma è pesante, e lo sfoga tutto sulla moglie e il maggiore dei suoi figli. Il maggiore dei suoi figli, quel povero bimbo, si chiama Hans Lundgren.

Meno male che c’è anche qualche episodio divertente da ricordare: una volta va a trovarli un amico del padre. Appena lo vedono Hans e la sorella, con imbarazzo del papà, corrono a nascondersi: in Svezia negli anni 60 non c’erano i neri. Loro non sapevano nemmeno che esistessero, quindi quel signore dev’essergli sembrato come un cattivo delle favole…

Fatto sta che in linea generale dai tre ai dodici anni Hans passa un periodo orribile. Immaginate di aver paura a casa vostra, o di dovervi presentare a scuola con occhi neri e capelli strappati. Sicuramente qualcuno di chi mi legge sa cosa significa.

Cosa succede ad un bimbo costretto ad una vita del genere? Smette di emozionarsi: diventa prima apatico e poi cattivo. Fuma, beve, ruba, fa schifo a scuola…. Per fortuna Hans non usa la sua rabbia solo per diventare un piccolo criminale, ma la usa anche per eccellere nel Judo, nel Karate e nel sollevamento pesi. Il risultato è che a diciotto anni è un adone.

Un giorno suo padre, che quando non è incazzato è anche piacevole, gli dice: “se vuoi diventare qualcuno, devi andare in America”. Lui va in America con l’intenzione di fare l’università, ma quale università? Suo padre è ingegnere, così anche lui studia ingegneria, il problema è che non ha soldi. Si prende tutte le borse di studio che può, passando da una scuola all’altra.

Mentre è all’università di Sidney, per guadagnarsi qualche dindino lavora come buttafuori in un locale: con la rabbia del trauma e la potenza del fisico è il lavoro perfetto per lui.

Siamo nel 1983 e Hans non sa che la sua vita sta per prendere una svolta che ne lui ne nessun altro si sarebbe mai immaginato. Viene ingaggiato per lavorare ad un concerto. Li suona Grace Jones, una vera star della musica, come potrebbe essere oggi Beyonce. Lei nota subito quel bel biondo dagli occhi azzurri, che all’epoca fa la sua porca figura, e lo assume come bodyguard. Tra i due c’è subito passione: prima se ne vanno a Tokyo e poi a New York, dove il ragazzo comincia a farsi un bel giro di conoscenze, come David Bowe e Michael Jackson, a finire in qualche magazine e soprattutto ad assaporare la vita da star.

Immaginate di essere stuenti di ingegneria e di diventare dall’oggi al domani il fidanzato di una sexy cantante ricca e famosissima, ve la spassate, andate in giro in moto e fate sesso di gruppo in mezzo alle donne.

Scommetto che in una situazione del genere dell’ingegneria non ve ne fregherebbe più molto, e così è per Hans quando è il momento di andare a Cambridge. Essere ammessi a Cambridge non è costoso e quasi impossibile come ad Harvard, ma non è nemmeno facile, quindi è probabile che Lundgren si sia fatto il culo. Ad ogni modo si presenta a scuola in moto, pantaloni in pelle nera e una disco lady tutta vestita di pelle dietro. Rimane a scuola per tre settimane, poi parte per New York e inizia un corso di recitazione: lui non vuole più fare l’ingegnere, ma vuole diventare una star.

Studia recitazione per sei mesi. Nel 1985 ottiene un piccolo ruolo in 007 Bersaglio mobile e, come d’incanto, ottiene il ruolo di Ivan Drago nel film Rocky 4, con Sylvester Stallone. Stallone come vede quell’adone lo odia: Sly è nato perdente e per diventare la star che è ha dovuto sputare sangue per anni. Dolph è nato vincente. Basta guardarlo. Basta leggere la sua storia: è diventato il fidanzato di una star in una notte ed è diventato una star lui stesso in pochi mesi. Uno così è l’avversario perfetto per Rocky.

Allora Stallone è il divo del momento. Dopo aver ottenuto quel successo contro ogni pronostico e ogni logica probabilmente si sente invincibile, perciò fa un po’ lo spaccone e dice al biondo “Prova a mandarmi ko. Colpiscimi più forte che puoi”.

L’unica cosa che ricorda è l’aereo che sta per atterrare al St. John’s hospital.

Il film esce il 27 novembre 1985. Dolph arriva al cinema con Grace e non se lo caga nessuno: i fotografi hanno occhi solo per lei, la vera star. Entrano in sala, si vedono il film e dopo 90 minuti escono. Quando esce Dolph, fotografi, giornalisti e ragazze hanno occhi solo per lui. Ora è Grace a non essere più cagata da nessuno. In 90 minuti la sua vita, la sua relazione e le pagine dei giornali sono completamente cambiate. Le ragazze sbavano dietro a Dolph, Grace è gelosa. Non ce la fa più. L’equilibrio della relazione si è rotto ed è solo questione di tempo (sei mesi) prima che sia tutto finito.

Lasciando stare Rocky, che non è un film di Dolph ma è un film di Sly, un action tanto interessante quanto sottovalutato dello svedese è Caccia Mortale, del 1993:

un film selvaggio fino al midollo, con delle scene d’azione che trasudano sudore, sofferenza e cazzutaggine: l’empatia per l’action hero passa dal lato psicologico a quello fisico. Uno dei più bei film d’azione degli anni d’oro.

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