LA VITA DI SYLVESTER STALLONE

La storia di come un ragazzo NATO SFIGATO diventa la star del cinema Sylvester Stallone.

Sylvester Stallone nasce a New York il 6 luglio 1946, da una famiglia povera e non molto felice.

Ha una paralisi alla parte destra della faccia – che gli da un’espressione strana e una parlata poco scorrevole – e soffre di rachitismo. In poche parole tutto ciò che un attore di successo non deve avere. Nonostante ciò lui VUOLE diventare una star del cinema. Da adolescente, allenandosi ore e ore nella palestra della madre, con la tenacia che distingue la sua carriera e i suoi film, riesce a trasformare il suo corpo rachitico in un bel corpo scolpito. Sly afferma che nella sua vita il 96% sono fallimenti e il 4% sono successi. Questo è il primo successo.

Nonostante ciò nessuno lo prende sul serio, la gente gli dice di lasciar perdere perchè non è cosa per lui: come fa uno che non riesce nemmeno a parlare bene a diventare un buon attore? Lui ci prova lo stesso, ma riceve solo porte in faccia. A suo dire più di 1500 volte.

Un giorno, dopo aver aspettato seduto dalle 16 del pomeriggio alla mattina del giorno dopo, finalmente ottiene una parte: una comparsa di circa un minuto in un film di Woody Allen. Dopo questo, nessuno gli da più parti: è senza soldi, non riesce a pagare il cibo, il riscaldamento e sua moglie è incazzata nera. Molti di noi, nelle sue condizioni, ci troveremmo un lavoro serio che ci permetta almeno di vivere dignitosamente, portando avanti i nostri sogni nel tempo libero. Lui non lo fa. Ma perchè? Perchè La fame è amica: essere affamato è il suo unico vantaggio. Adagiandosi con uno stipendio fisso perderebbe la fame e di conseguenza il suo sogno.

Riesce a vendere una sceneggiatura per 100 dollari, ma i 100 dollari finiscono presto: è costretto a vendere i gioielli di sua moglie. A questo punto arriva il momento peggiore di tutta la sua vita. La cosa più preziosa per il giovane Sly è Butkus, il suo cane, per l’amore puro e incondizionato che gli da ogni giorno: non riesce più a dargli da mangiare, quindi si mette fuori da un negozio di liquori e lo mette in vendita per 50 dollari. Alla fine lo vende per 25 e torna a casa con le lacrime agli occhi.

Una sera va a vedere Mohamed Ali che combatte sul ring con Wepner e rimane straordinariamente colpito: Ali è il campione e non si allena nemmeno perchè sa che Wepner è più debole e non ha chance. Il pugile senza chance le prende per nove round, ma resiste, e durante il nono round, nell’incredulità di tutti, scaraventa il campione del mondo al tappeto.

Purtroppo per lui Ali si rialza incazzato nero e lo riempie di pugni fino al quindicesimo round: Wepner di arrendersi e andare ko non ne vuole sapere. Va a finire che l’arbitro decreta il ko tecnico, per evitare il peggio, e vince Mohamed Ali. Wepner passa il resto della vita tra divorzi, problemi di soldi, droga e galera, ma grazie alla sua incredibile tenacia nel non andare a tappeto, rischia seriamente di sconfiggere il migliore del mondo; per quei pochi secondi raggiunge la gloria. Quel pugile, almeno tra gli appassionati, non verrà mai dimenticato.

Questo è il momento in cui a Sly viene l’ispirazione della vita: dopo venti ore di scrittura (ovviamente tutte di fila) la sceneggiatura di Rocky è pronta.

Prova a venderla a diverse agenzie, ma nessuno la vuole perchè è stupida, prevedibile ecc.. Un giorno sta facendo un provino con Chartoff e Winkler, che ovviamente non gli danno la parte. Sta per andarsene con la coda tra le gambe, ma subito prima di uscire dice: “non so se vi importa, ma io anche scrivo…” Immaginate se fosse uscito senza dire nulla… Gli offrono 25.000 dollari, ma lui non vi può recitare, quindi rifiuta. I 25.000 dollari diventano 100.000, 175.000 e pare arrivino addirittura oltre i 300.000. Ma come fa uno che non è mai stato preso sul serio da nessuno, che non ha soldi per vivere e che ha venduto il cane per 25 dollari, a rifiutare un’offerta del genere? Se avessi accettato e per caso il film avesse avuto successo, dice Sly, mi sarei buttato sotto un treno. Forse mi sbaglio, ma devo farlo.

Corre fino a sentirsi morire, da pugni alla carne, recluta famigliari come attori, recluta Butkus, che ha ricomprato pagandolo 15.000 dollari, e alla fine, dopo mille peripezie, il film è pronto.

I responsi iniziali sembrano essere positivi, ma la prova definitiva è la proiezione all’Associazione dei registi. In sala ci sono 900 persone, e la qualità fa schifo. Sly guarda le reazioni della gente: gli sembrano indifferenti. Alla fine della proiezione, quando tutti se ne vanno, lui rimane li, seduto accanto a sua mamma: ha fallito di nuovo, ne è convinto. Esce triste e deluso e comincia a scendere le scale. Quando inizia la terza rampa vede una cosa che non si sarebbe mai aspettato: tutto il pubblico è li sotto e 900 persone iniziano ad applaudire entusiaste. Il ragazzo nato sfigato, dopo migliaia di fallimenti, è riuscito a REALIZZARE I PROPRI SOGNI. Per Sly non ci sarà mai più un momento come quello.

 

 

2 pensieri riguardo “LA VITA DI SYLVESTER STALLONE”

  1. Ciao Cassidy! Sly nella sua vita è stato un perdente e un fallito come, chi più chi meno, lo siamo stati tutti noi. Ce l’ha fatta con le sue forze e ancora oggi si sente vulnerabile. Schwarzenegger intrattiene (ed è bravissimo), ma Stallone ispira, ed è per questo che io tifo per Batman. Non ti nascondo che una delle poche cose di cui sono sicuro è che lo sfigato del post è il mio attore preferito.

  2. Rocky non è solo un grande capolavoro e un classico del cinema, è la storia della vita di Sylvester Stallone. Se Arnold è un Superman imbattibile, zio Sly è l’uomo che si è fatto da solo con le sue forze, una specie di Batman se vogliamo, solo che non gli hanno mai proposto il ruolo perché con Rocky e Rambo era abbastanza indaffarato a sfornare seguiti, in ogni caso un’icona di resistenza e testardaggine umana ammirevole 😉 Cheers

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