PERCHÉ I SIMPSON NON FANNO PIÚ RIDERE???

Sono sempre stato un grande fan dei Simpson, cartone animato della Fox che va in onda dall’ormai lontano 1988. Chiamarlo cartone animato è riduttivo, in quanto i Simpson sono (o meglio erano) un dipinto critico della società americana e delle sue contraddizioni.

I VECCHI EPISODI


Aluni episodi (guarda a caso quasi tutti tra le prime 15 stagioni) sono emblematici di ciò:
-il primo a venirmi in mente è “Amara casa mia” della prima stagione, in cui Homer decide di vendere il televisore per pagare delle sedute da uno psichiatra che possa aiutare la sua famiglia ad essere armoniosa e perfetta come quelle dei suoi colleghi; la terapia si rivela un fallimento e addirittura peggiora le cose; grazie alla politica “soddisfatti o rimborsati del doppio dei soldi” del Dottor Marvin Monroe ricevono una somma di denaro sufficiente a comprare una TV nuova e migliore della precedente. La puntata si chiude con i Simpson che, con il nuovo acquisto, sembrano aver ritrovato l’armonia famigliare e appaiono come le famiglie tanto invidiate da Homer. Questo episodio è palesemente una critica ai valori della famiglia perfetta, valori molto diffusi negli anni 80 e 90, valori che poggiano su basi molto labili, ovvero su un televisore nuovo (i soldi) e sul confronto con le famiglie dei colleghi di Homer (l’apparenza).
-un altro esempio importante è l’episodio “Due macchine in ogni garage, tre occhi in ogni pesce” , in un ruscello di Springfield viene trovato un pesce con tre occhi; dopo aver stabilito che la causa di ciò sono le radiazioni della centrale nucleare del Signor Burns, egli, dietro inconsalpevole suggerimento di Homer, decide di candidarsi governatore così da poter salvare il suo patrimonio. Sembra esser riuscito a conquistare gli elettori, finchè non decide di cenare a casa di un suo dipendente (indovinate quale) con tanto di troupe televisiva, per allargare ancora di più i consensi. Marge gli presenta sul piatto il pesce con tre occhi, egli inorridisce, non riesce a mangiarlo e in pochi minuti perde tutto l’elettorato a suo favore.
Guardanto l’episodio “Due macchine in ogni garage, tre occhi in ogni pesce” con occhio attento e critico, e non con il solo scopo dell’intrattenimento (anche se erano davvero divertenti…) ci si pone diverse domande:
è più importante il benessere economico nel presente o i danni che esso può causare in futuro?
É meglio che la gente lavori e abbia da vivere, rinunciando però alla salute, o è meglio tutelare la salute ma rischiare di morire di fame?
I pensieri che i nostri politici dicono di avere e il modo in cui si mostrano fino a che punto è realtà e fino a che punto è campagna elettorale?
I Simpson non hanno la risposta a tutte queste domande, il loro unico scopo è far si che noi ce le poniamo, perchè il primo passo per trovare una risposta è porsi la domanda.
-”Lisa l’iconoclasta”, episodio abbastanza “Lisacentrico” : ai ragazzi della seconda elementare viene assegnata una ricerca sull’eroe della loro città, Mr Jebediah Springfield. Da diligente alunna quale è, Lisa si reca al museo dove viene a sapere da un addetto alla struttura che in realtà Jebediah fu un impostore, che tentò di assassinare George Washington e che cambiò la sua identità; l’unica prova per dimostrare ciò è la lingua d’oro che ancora si trova nel cadavere del falso paladino. Lisa vuole che tutti sappiano la verità, ma nessuno vuole ascoltarla. Nonostante ciò lei, con la sua infaticabile tenacia, riesce a ottenere la riesumazione della salma: all’ultimo momento l’addetto del museo ruba l’unica prova rimasta. Ormai il giorno della parata dedicata al fondatore di Springfield (forse non l’avevo detto che ci sarebbe stata una parata) è arrivato e all’ultimo momento il signore del museo decide di consegnare a Lisa la lingua d’oro e l’opportunità di rivelare la verità ai concittadini; Lisa sale sul palco e pronuncia le seguenti parole: “Jebediah Springfield era…un grande”. La bambina non vuole deludere tutte quelle persone che credono, si ispirano ed hanno bisogno di un eroe. In realtà molti recensori considerano questo episodio da 7, massimo 7 e mezzo, io non esiterei a dargli un 10: noi abbiamo bisogno di eroi , di qualcuno che rappresenti degli ideali a cui ispirarci, perchè, anche se con gli ideali non si mangia, ci sono delle situazioni in cui nessuna soluzione, nessuna risposta è giusta o sbagliata; l’unico modo per decidere è far fede in ciò a cui crediamo. Per andare avanti nella vita abbiamo bisogno di un modello, lo possiamo chiamare Dio, Allah, Buddah, ma anche Jebediah Springfield, senza modelli e ideali c’è la crisi della società. Pure Steve Jobs, durante il famosissimo discorso alla Stanford University disse “dovete avere fede in qualcosa”.
Un’altra riflessione che scaturisce da questo episodio riguarda l’importanza della verità: fino a che punto dobbiamo difenderla, quando vale la pena sacrificarla? Anche questa è una domanda che non ha risposta, dipende da noi, da ciò in cui crediamo, dai nostri modelli…

Nelle prime stagioni era la trama di ogni episodio a far riflettere, con il passare del tempo i Simpson maturano, e riescono a raggiungere tale scopo anche al di fuori della storia, ma solo con battute e sequenze comiche, talvolta anche nonsense:
Homer a Marge: ”tu meriti la pace dei sensi e la pace è proprio quello che avrai”;
Homer nella scena successiva: “vorrei comprare la pistola più letale che avete”;
questo non rappresenta solo l’idea paradossale di ottenere la pace con la guerra che tutti abbiamo o, almeno una volta nella vita, abbiamo avuto, ma rappresenta almeno un secolo di storia americana.
All’affermazione di Homer il cassiere risponde: “scaffale sei, accanto i biglietti di condoglianze”. Ciò ci fa notare quanto sia facile avere il potere sulla vita delle altre persone e, in modo più sottile, come si possa fare business sfruttando le disgrazie: vendere armi letali e biglietti di condoglianze è davvero geniale… nel nostro quotidiano mi vengono in mente gli ascolti, la pubblicità e quindi i soldi di alcuni talk show che parlano assiduamente delle disgrazie, degli omicidi e, in alcuni casi, fanno addirittura le indagini!!!
Un’altra scenetta epica, tratta anch’essa dall’episodio “Due macchine in ogni garage, tre occhi in ogni pesce” si svolge così:
Dave Shutton a Bart: “come ti chiami figliolo?”
la risposta: “io sono Bart Simpson e tu chi cacchio sei?”
al che il signor Shutton: “io sono Dave Shatton, sono un reporter investigativo che sta sempre in giro e devo confessare che ai miei tempi era diverso, non parlavamo così alle persone più anziane.”
allora Bart: “beh questi sono i miei tempi e noi parliamo così”.
Una sola battuta, perfettamente incastonata con la trama, divertente, che dipinge la maleducazione dei giovani di quegli anni.
Ora, prima di passare ai nuovi epidosi, godetevi un estratto di una delle puntate più esilarati degli ultimi trent’anni:

I NUOVI EPISODI


Ora, dopo aver spiegato perchè ritengo che i Simpson siano, o siano stati (davvero, non lo saprei) qualcosa di unico e inimitabile, molto più di un semplice show che fa ridere, torniamo alla domanda da cui siamo partiti: “perchè i simpson non fanno più ridere?” Nei vechi episodi queste critiche sembrano non studiate e non volute, sembra una fotografia della società americana da cui un occhio attento può trarne le contraddizioni e l’inconsistenza delle basi, ma il tutto appare naturale e non premeditato. Negli ultimi episodi se c’è una critica a qualche aspetto della società si capisce che lo scopo dell’intrattenimento è proprio quello e spesso appare addirittura forzato.
Provo a fare un esempio concreto utilizzando l’episodio “Il giorno in cui la terra si raffreddò”, a parer mio uno dei “meno peggio” del nuovo corso: l’intento è chiaramente quello di fare ironia sulla cultura hipster o radical shick -non ho idea di quale sia la differenza – e in alcuni tratti ci riesce, come quando i cosìdetti “fichi” definiscono una vecchia malridotta casa di Springfield capolavoro dell’architettura, o quando lasciano la città perchè un giornale l’ha nominata la più “fica” d’America e quindi non è più out, o il loro modo di parlare in citazioni; nonostante ciò questo episodio difficilmente riesce a strappare una risata.
Lo stesso discorso vale per le battute: o sono in stile Griffin, quindi messe li cercando risate facili (questa non vuole essere una critica ai Griffin, ovvero un prodotto diverso che è riuscito a crearsi un suo spazio e una sua identità), oppure sono forzate e mal incastrate con la trama. Nei vecchi episodi le battute rispecchiavano semplicemente il carattere dei personaggi e il modo in cui essi avrebbero naturalmente reagito nelle situazioni rappresentate.

CONCLUSIONE

                                                                                                                                                                L’impressione che ho guardando le nuove stagioni dei Simpson è quella di trovarmi davanti delle persone che vogliono farmi ridere a tutti i costi e chiunque abbia avuto a che fare con qualcuno che vuole per forza essere divertente sa quanto possa risultare fastidioso e rendersi ridicolo. E il nuovo doppiaggio di certo non aiuta…

 

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